Le spese di consulenza non generano IRAP

di Francesco Buetto

Pubblicato il 28 febbraio 2013

il fatto che un contribuente libero professionista abbia pagato elevati importi di spese per consulenza non siginifica che debba essere soggetto ad IRAP

Con l’ordinanza n. 2131 del 29 gennaio 2013 (ud. 27 novembre 2012) la Corte di Cassazione ha ritenuto che le spese di consulenza sostenute, pur se elevate, non determinano l’assoggettamento del professionista all’Irap.

 

Il principio espresso nell’ordinanza

Il ricorso al lavoro altrui può determinare l'assoggettamento ad Irap dell'attività professionale solo quando questo lavoro viene inserito nella struttura organizzativa cui è a capo il professionista. Nel caso di specie, questo non risulta e non è neppure evidenziato nel ricorso, in cui si dà anzi atto che i compensi costituivano il corrispettivo di lavoro autonomo. Giova dunque ribadire che ai fini che qui rilevano la misura dei compensi corrisposti non è decisiva (si pensi all'ipotesi che si renda necessaria la consulenza di un 'luminare' dai costi altissimi e che opera del tutto al di fuori della struttura del committente senza dunque assumere alcun rilievo ai fini dell'IRAP)”.

 

Nota

In tema di IRAP, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, c. 1, per. 1, e art. 3, c. 1, lett. c, l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 49, c. 1, (nella versione vigente fino al 31 dicembre 2003) e all’art. 53, c. 1, del medesimo D.P.R. (nella versione vigente dal 1 gennaio 2004) è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata.

Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motiva