Gli studi associati non eludono l’Irap

Con ordinanza n. 9411 dell’ 8 giugno 2012 (ud. 22 marzo 2012) la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi dell’Irap degli associati.
Il processo
L’agenzia delle entrate ricorre per cassazione nei confronti della sentenza della CTR delle Marche, n. 94/9/2009 pubblicata il 07.07.2009, che, in riforma della decisione di primo grado, ha accolto un ricorso di un ragioniere commercialista, avverso il silenzio-rifiuto su istanza di rimborso di somme versate negli anni dal 1998 al 2001 compresi a titolo di Irap, ritenendo che il contribuente aveva svolto attività professionale quale membro del collegio sindacale di una fondazione bancaria in termini disgiunti da una propria organizzazione, la quale invece dovevasi ritenere far capo alla fondazione.
E per questi motivi ha escluso l’esistenza dell’autonoma organizzazione rilevante ai fini impositivi.
 
La sentenza
Per la Corte, contrariamente da quanto affermato dal controricorrente, l’impugnata sentenza non ha ritenuto la mera non assoggettabilità a Irap dei compensi ottenuti dal professionista quale compenso della propria attività di sindaco, ma “ha negato in nuce l’esistenza del presupposto impositivo in ragione della mancanza di un’attività autonomamente organizzata”.
Cosi facendo, però, “la commissione ha omesso completamente di valutare la (e di motivare in ordine alla) specificamente dedotta (in appello), dall’amministrazione controdeducente, circostanza che il contribuente svolgeva anche attività di libero professionista nel contesto di una struttura professionale associata (il che appare oltre tutto pacifico in forza di quanto evidenziato nel controricorso). Donde non si sottrae alla predetta censura di motivazione insufficiente sul detto fatto potenzialmente decisivo per il giudizio, essendo in questione il profilo della mancanza del presupposto impositivo dell’Irap, rispetto al quale l’onere della prova incombe sul contribuente che agisce in rimborso”.
 
Brevi considerazioni
I soggetti che abbiano un minimo di organizzazione, intesa in senso lato, scontano l’Irap. Ne dà conferma esplicita l’ultima ordinanza della Corte di Cassazione in materia di studi di ingegneria.
Lo studio associato, pur non configurandosi come un centro unitario di interessi, atteso che ciascun professionista mantiene la sua autonomia, da luogo, comunque, ad una struttura organizzata.
Specificatamente per gli studi di ingegneria, con ordinanza n. 16337 del 26 luglio 2011 dell’8 giugno 2011, la Corte di Cassazione aveva confermato l’assoggettabilità ad Irap degli studi associati (nel caso di specie di ingegneria), accogliendo le doglianze dell’Agenzia delle Entrate che lamentava che il giudice di appello – pacifico il fatto che vi fosse uno studio professionale con due professionisti associati – non abbia considerato elemento determinante il rilievo che l’associazione “è uno strumento non solo per consentire il lavoro del professionista ma anche per potenziarne la capacità, e lo studio associato è qualcosa di più rispetto al mero esercizio di attività professionale. Non struttura di mero supporto … ma una struttura organizzata, di cui il professionista si avvantaggia”. La Corte richiama il proprio pensiero interpretativo secondo cui: “Qualora il professionista (nella specie, commercialista) sia inserito in uno studio associato, sebbene svolga anche una distinta e separata attività professionale, diversa da quella svolta in forma associata, è tenuto a dimostrare, al fine di sottrarsi all’applicazione dell’Irap, di non fruire dei benefici organizzativi recati dalla sua adesione alla detta associazione che, proprio in ragione della sua forma collettiva, normalmente fa conseguire ai suoi aderenti vantaggi organizzativi e incrementativi della ricchezza prodotta (ad es. le sostituzioni in attivit&…

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