I costi connessi alla realizzazione del sito WEB: profili operativi e aspetti contabili

Sommario

Il recente regolamento del 03/11/2008 n. 1126, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale U.E. del 29/11/2008, Serie L, entrato in vigore il 02/12/2008, fornisce la normativa di supporto
all’interpretazione SIC 32 intitolata: Attività immateriali – Costi connessi a siti web, con la quale lo IASB (International Accounting Standards Board) ha fornito la propria interpretazione
sul trattamento contabile dei costi connessi alla costruzione e al mantenimento del sito web.

Aspetti generali

Il tema dei costi connessi ai siti web, sembra interessare un numero sempre crescente di imprese, che vedono il sito sotto una duplice veste:
» come « vetrina pubblicitaria » capace di proiettare l’azienda su un mercato sovra – nazionale;
» come « strumento per l’avvio di un sistema di commercio elettronico ».

Il processo di digitalizzazione dei rapporti commerciali ed istituzionali, non ha fatto che aumentare il numero delle imprese che chiedono di entrare in possesso di un dominio di secondo o di terzo livello. In questa direzione, la protezione del dominio sulla rete Internet, assume i medesimi connotati della protezione del marchio aziendale, tant’é che molte imprese nell’intento di salvaguardare il nome del dominio Internet da possibili confusioni, tendono ad acquisire, se disponibili, tutti i domini similari. Ad esempio, se la Alfa S.r.l. volesse dotarsi del proprio dominio dovrebbe rivolgersi ad un’azienda di servizi di hosting e chiedere il dominio nella forma: alfa.it o alfa.com o alfa.net e così via.

Acquisendo congiuntamente il dominio alfa.it e alfa.com, eviterà che con le estensioni più comuni per i siti Internet italiani, qualcuno possa creare confusione sul mercato sull’identità ed univocità di una certa impresa. Bisogna tener conto che, nel quadro dell’obbligo di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), disposto con il D.L. n. 185/20082, il possesso di un dominio di 2° livello, consente di attivare, direttamente l’indirizzo certificato, con tutti i provider di servizi di hosting.

E’ chiaro che in questa prospettiva, appare fondamentale la corretta imputazione a bilancio dei costi, distinguendo quelli capitalizzabili, da quelli che vanno considerati costi d’esercizio. D’altro canto, né la normativa civilistica, né i principi contabili nazionali, si sono espressamente interessati del problema dei costi connessi ai siti web, obbligando gli operatori ad inquadrare le singole fattispecie, alla luce dell’art. 2426 del codice civile e del Principio Contabile 24. Non meno importante appare il corretto inquadramento fiscale dei costi per la creazione e il mantenimento del sito web che non sempre risulta agevole, vista la natura complessa delle spese in oggetto.

Inquadramento civilistico – contabile 

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