Obblighi fiscali dei cittadini americani residenti in Italia (seconda parte)

PARTE SECONDA: IL COORDINAMENTO TRA NORME INTERNE ITALIANE ED AMERICANE E LA CONVENZIONE CONTRO LE DOPPIE IMPOSIZIONI TRA ITALIA E STATI UNITI
Tratteremo in questa seconda parte la coordinazione delle norme interne Italiane ed Americane con le norme Convenzionali e cercheremo di capire da dove originano talune imprecisioni emergenti in prassi, dove si considera sovente che i Cittadini Americani residenti in Italia abbiano “una doppia residenza fiscale”.
Partiamo proprio da quest’ultima annotazione: nelle autocertificazioni che fanno firmare gli Istituti finanziari è generalmente asserito che il Cittadino Americano è “residente fiscalmente in America”, benché il medesimo sia poi anche residente fiscalmente in Italia.
Si pone dunque la questione: è possibile che esista una “doppia residenza fiscale” in Italia ed in America? E come si innesta questa  particolarità della normativa Americana con la Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e America?
Sul primo quesito, è presto detto: non è possibile che esista una doppia residenza fiscale. Nel caso delineato del residente Italiano nato negli Stati Uniti (e dunque Cittadino Americano) la residenza fiscale è unica ed è quella Italiana, e ciò è chiaro sia dalla normativa interna Italiana sia dall’analisi dell’art. 4 della Convenzione Italia-USA.
L’espressione usata in prassi in molte autocerfiticazioni è tecnicamente errata, dato che il Cittadino Americano residente in Italia non ha una duplice residenza fiscale, ma ha invece una duplice obbligazione fiscale di dichiarare il proprio worldwide income sia in Italia sia in America:

in Italia, appunto, l’obbligo deriva dall’applicazione del principio generale che il worldwide income si dichiara nello Stato di residenza fiscale.
In America l’obbligo deriva per applicazione della normativa interna Americana che prevede che l’obbligazione fiscale ricada in capo anche dei Cittadini.

Vediamo ora la seconda problematica: trattandosi di un caso di conflitto impositivo, come è gestita questo conflitto all’interno della Convenzione Italia – USA?
Vediamo innanzitutto l’art. 1 della Convenzione, riguardante i soggetti.
Articolo 1. Soggetti

Fatto salvo quanto in essa diversamente stabilito, la presente Convenzione si applica alle persone che sono residenti di uno o di entrambi gli Stati contraenti.
Nonostante le disposizioni della presente Convenzione, ad eccezione del paragrafo 3 di questo articolo, uno Stato contraente può assoggettare ad imposizione:

(a) i propri residenti (definiti ai sensi dell’articolo 4 (Residenti));
e
(b) i propri cittadini a motivo della cittadinanza, come se tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti d’America non esistesse alcuna Convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi o le evasioni fiscali.

Le disposizioni del paragrafo 2 non pregiudicano:

(a) i benefici concessi da uno Stato contraente ai sensi del paragrafo 2 dell’articolo 9 (Imprese associate), dei paragrafi 5 e 6 dell’articolo 18 (Pensioni, ecc.) e degli articoli 23 (Eliminazione della doppia imposizione), 24 (Non discriminazione), e 25 (Procedura amichevole);
Il  paragrafo 1 dell’art. 1 è il classico paragrafo che si trova in pressoché ogni Convenzione internazionale.
Per contro i paragrafi 2 e 3 si trovano solo nelle Convenzioni con gli USA.
Il Paragrafo 2 è la tradizionale “saving clause” (clausola di salvaguardia) Americana la quale stabilisce che è ammessa la possibilità per una delle due norme interne (Americana o Italiana) di assoggettare ad imposizione il proprio residente (e fin qui nulla di nuovo) oppure il proprio Cittadino, aggiungendo l’importante annotazione “come se tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti d’America non esistesse alcuna Convenzione”.
In sostanza, la lettera b) del paragrafo 2 dell’art. 1 è stata …

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