Il cumulo IVA e tributo speciale per la gestione di slot machine

Premessa.

La questione oggetto di domanda pregiudiziale era stata sollevata nell’ambito di una controversia promossa da una società tedesca che, nell’anno di riferimento 2010, gestiva “apparecchi automatici per giochi d’azzardo con possibilità di vincite in denaro” presso alcune sale giochi localizzate sul territorio nazionale.
La società ricorrente, ritenendo che la tassazione delle operazioni derivanti dall’esercizio degli apparecchi automatici sopra descritti non fosse compatibile con il diritto comunitario, ha impugnato l’avviso di accertamento con il quale l’amministrazione fiscale tedesca aveva accertato un maggior debito d’IVA.
In merito, infatti, la legislazione tedesca prevede che le suddette operazioni, oltre ad essere imponibili IVA, siano assoggettate anche all’imposta sugli intrattenimenti o sui giochi.
Sulla scorta della vicenda di cui sopra, sono state sollevate tutta una serie di questioni pregiudiziali attinenti l’interpretazione dell’art.135, par. 1, lett. i,1 della direttiva 2006/112/CE, ed in particolare l’imponibilità iva e il meccanismo di calcolo della base imponibile, così come previsto dalla normativa tedesca.

La decisione della Corte.

Si premette che la sentenza, oltre a risolvere le questioni pregiudiziali sollevate dal ricorrente, richiama interessanti principi in materia di rapporto – se in termini di alternatività piuttosto che di cumulabilità – tra Iva e tributi speciali nazionali (quali la nostra imposta sugli intrattenimenti) e più in generale in merito all’interpretazione dell’art 4012 della direttiva 2006/112/CE.
Passando ai fatti della causa, era accaduto che nel corso dell’esercizio 2010, la società ricorrente gestiva apparecchi da gioco in alcune sale di intrattenimento. La gestione di tali apparecchi è assoggettata, in applicazione delle normative locali dei comuni interessati, ad un’imposta sugli intrattenimenti.
Per ogni apparecchio da gioco, il saldo di cassa, fra totale entrate e vincite pagate, era rilevato mensilmente sul dispositivo elettronico di controllo.
A seguito di avviso di rettifica della dichiarazione Iva la società presentava ricorso, sostenendo, fra l’altro, che le modalità di tassazione del volume d’affari generato dagli apparecchi da gioco fossero contrarie al diritto dell’Unione, segnatamente ai principi di proporzionalità, di ripercussione e di neutralità dell’IVA.
In merito alle 8 questioni pregiudiziali sollevate, la Corte di Giustizia, in ragione della soluzione positiva di alcune di esse nella giurisprudenza passata, di fatto risponde esclusivamente su 3 questioni ovvero se:

l’articolo 401, della direttiva IVA, in combinato disposto con l’articolo 135, paragrafo 1, lettera ), della stessa, debba essere interpretato nel senso che l’IVA e un tributo speciale nazionale sui giochi d’azzardo possono essere riscossi solo in alternativa, ovvero che non sono cumulabili (prima questione pregiudiziale);

l’articolo 1, paragrafo 2, prima frase, e l’articolo 73 della direttiva IVA debbano essere interpretati nel senso che ostano a una disposizione o a una prassi nazionali secondo cui, in caso di sfruttamento di apparecchi automatici per giochi d’azzardo, dopo un determinato periodo l’attivo presente nella cassa dell’apparecchio (“cassa con conteggio elettronico”) viene considerato come base imponibile (terza questione pregiudiziale);

se l’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva IVA debba essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale relativa a un’imposta non armonizzata ai sensi della quale l’IVA dovuta viene compensata per il suo esatto importo con tale tributo (ottava questione pregiudiziale).

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