Studi di settore: a rischio gli accertamenti

Studi di settore: a rischio gli accertamenti

Sono a rischio gli accertamenti dell’Iva basati sugli studi di settore. La corte di giustizia Ue è stata chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità con la direttiva Iva delle disposizioni che consentono al fisco di esigere l’imposta sul maggior volume d’affari determinato presuntivamente, ai sensi delle disposizioni dell’art. 62-sexies del dl 331/93. L’udienza davanti ai giudici di Lussemburgo si è già svolta il 18 gennaio 2018. I fatti vertono su una questione sollevata, in via pregiudiziale, dalla CTP di Reggio Calabria nell’ambito della controversia promossa da una contribuente alla quale l’Agenzia delle entrate aveva notificato un accertamento che raddoppiava i ricavi dichiarati, sulla base delle risultanze degli studi di settore. Sui maggiori ricavi, il fisco ha richiesto anche l’Iva, come previsto, ma la contribuente si è opposta alla pretesa sostenendo l’illegittimità della procedura di calcolo presuntivo del fatturato in base alle caratteristiche dell’attività economica, che violerebbe il principio di neutralità dell’imposta. Adesso saranno i giudici della Corte di giustizia Ue a stabilire se la procedura di accertamento, molto controversa ed oggetto di numerose impugnative nelle sedi giurisdizionali domestiche, confligge con i principi dell’Iva, dettati dalla direttiva 2006/112/Ce e con i principi dell’ordinamento unionale, specie quello di proporzionalità.

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it