REVERSE CHARGE: alla Commissione Europea l’appello sulle sanzioni


Viene denunciata alla Ue la questione dell’illegittimità comunitaria della sanzione per omesso reverse charge ai fini Iva. Le sanzioni tributarie devono rispondere al principio generale secondo cui la riparazione va proporzionata all’offesa ricevuta. La questione è sollevata dal comportamento dell’Agenzia delle entrate in merito al caso di violazione dell’obbligo di autofatturazione di operazioni imponibili. Atteso che l’Agenzia ha dovuto abbandonare il precedente orientamento secondo cui, nel caso di violazione dell’obbligo, l’imposta per la parte a credito non veniva riconosciuta in detrazione, resta in essere il problema della sanzione applicata nella misura piena, 100% dell’imposta non autofatturata. La denuncia della Commissione Aidc (Associazione italiana Dottori commercialisti ed Esperti contabili) interviene sul punto chiedendo alla Commissione europea di procedere all’istruttoria dell’infrazione contro il Governo italiano, affinché gli operatori non siano costretti a ricorrere al giudice tributario, per vedere riconosciuto un diritto che non solo i principi comunitari ma le stesse norme interne stabiliscono con estrema chiarezza. L’atteggiamento dell’amministrazione è incompatibile sia rispetto ai principi comunitari, sia considerando che la riduzione della sanzione (come prevista dall’art. 6, c. 9-bis, Dlgs 471/97) non sembra immediatamente riferibile a ogni tipo di autofatturazione. E’ da considerare anche, che la sanzione risulta essere la medesima quando l’Iva sia o non sia detraibile, per motivi di indetraibilità oggettiva o per effetto del pro rata applicabile agli operatori che effettuano operazioni esenti dall’imposta. Si auspica un’estensione della riduzione della sanzione al 3% a ogni ipotesi di autofatturazione non solo per motivi di equità ma anche di coerenza, poiché è inammissibile che un’infrazione, uguale nella sostanza ma diversa solo per forma, sia trattata in modo difforme.


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REVERSE CHARGE: alla Commissione Europea l’appello sulle sanzioni


Viene denunciata alla Ue la questione dell’illegittimità comunitaria della sanzione per omesso reverse charge ai fini Iva. Le sanzioni tributarie devono rispondere al principio generale secondo cui la riparazione va proporzionata all’offesa ricevuta. La questione è sollevata dal comportamento dell’Agenzia delle entrate in merito al caso di violazione dell’obbligo di autofatturazione di operazioni imponibili. Atteso che l’Agenzia ha dovuto abbandonare il precedente orientamento secondo cui, nel caso di violazione dell’obbligo, l’imposta per la parte a credito non veniva riconosciuta in detrazione, resta in essere il problema della sanzione applicata nella misura piena, 100% dell’imposta non autofatturata. La denuncia della Commissione Aidc (Associazione italiana Dottori commercialisti ed Esperti contabili) interviene sul punto chiedendo alla Commissione europea di procedere all’istruttoria dell’infrazione contro il Governo italiano, affinché gli operatori non siano costretti a ricorrere al giudice tributario, per vedere riconosciuto un diritto che non solo i principi comunitari ma le stesse norme interne stabiliscono con estrema chiarezza. L’atteggiamento dell’amministrazione è incompatibile sia rispetto ai principi comunitari, sia considerando che la riduzione della sanzione (come prevista dall’art. 6, c. 9-bis, Dlgs 471/97) non sembra immediatamente riferibile a ogni tipo di autofatturazione. E’ da considerare anche, che la sanzione risulta essere la medesima quando l’Iva sia o non sia detraibile, per motivi di indetraibilità oggettiva o per effetto del pro rata applicabile agli operatori che effettuano operazioni esenti dall’imposta. Si auspica un’estensione della riduzione della sanzione al 3% a ogni ipotesi di autofatturazione non solo per motivi di equità ma anche di coerenza, poiché è inammissibile che un’infrazione, uguale nella sostanza ma diversa solo per forma, sia trattata in modo difforme.


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