RAVVEDIMENTO OPEROSO: le regole per la validità


La Corte di Cassazione e l’Agenzia delle entrate si sono recentemente “confrontate” circa le regole di validità del ravvedimento operoso. Con l’ordinanza 12661 del 9 giugno scorso la Cassazione ha stabilito che nel caso in cui l’importo della sanzione applicata non corrisponda a quanto effettivamente dovuto, il ravvedimento non può considerarsi valido: l’Ufficio potrà richiedere al contribuente il pagamento della sanzione piena determinato sull’intero ammontare. Secondo la Cassazione il versamento della sanzione ridotta costituisce, insieme al requisito della contestualità, la condizione per il perfezionamento dell’istituto. Con la risoluzione 67/E del 23 giugno scorso l’Agenzia delle entrate ha distinto tra la rateizzazione delle somme da ravvedimento e il ravvedimento parziale. In caso di mancato versamento dell’acconto Irpef, per esempio, si può effettuare il versamento della somma anche in momenti temporali diversi ma, comunque, entro il 30 settembre dell’anno successivo (termine di presentazione della dichiarazione successiva a quella relativa al periodo d’imposta da correggere). Dalla lettura delle due posizioni viene naturale riflettere sulla non validità assoluta del ravvedimento nell’ipotesi di non corretto versamento della sanzione e/o degli interessi. Alla luce della nuova possibilità del ravvedimento scaglionato, dal disconoscimento totale si potrebbe passare a quello parziale, corrispondente alla parte di imposta non coperta dall’errore commesso sulla sanzione e/o sugli interessi.

 


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RAVVEDIMENTO OPEROSO: le regole per la validità


La Corte di Cassazione e l’Agenzia delle entrate si sono recentemente “confrontate” circa le regole di validità del ravvedimento operoso. Con l’ordinanza 12661 del 9 giugno scorso la Cassazione ha stabilito che nel caso in cui l’importo della sanzione applicata non corrisponda a quanto effettivamente dovuto, il ravvedimento non può considerarsi valido: l’Ufficio potrà richiedere al contribuente il pagamento della sanzione piena determinato sull’intero ammontare. Secondo la Cassazione il versamento della sanzione ridotta costituisce, insieme al requisito della contestualità, la condizione per il perfezionamento dell’istituto. Con la risoluzione 67/E del 23 giugno scorso l’Agenzia delle entrate ha distinto tra la rateizzazione delle somme da ravvedimento e il ravvedimento parziale. In caso di mancato versamento dell’acconto Irpef, per esempio, si può effettuare il versamento della somma anche in momenti temporali diversi ma, comunque, entro il 30 settembre dell’anno successivo (termine di presentazione della dichiarazione successiva a quella relativa al periodo d’imposta da correggere). Dalla lettura delle due posizioni viene naturale riflettere sulla non validità assoluta del ravvedimento nell’ipotesi di non corretto versamento della sanzione e/o degli interessi. Alla luce della nuova possibilità del ravvedimento scaglionato, dal disconoscimento totale si potrebbe passare a quello parziale, corrispondente alla parte di imposta non coperta dall’errore commesso sulla sanzione e/o sugli interessi.

 


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