Privacy a canone Rai ante riforma


E’ cosa nota che la Rai si procurava i dati degli abbonati, mediante la comunicazione dei nominativi dei nuovi acquirenti di televisori, da parte dei rivenditori degli apparecchi, riconoscendo loro un piccolo rimborso spese d’importo variabile. Il Garante dei dati personali, con Provvedimento del 5 dicembre 2001 segnalava all’Agenzia delle Entrate, quale titolare del trattamento e alla RAI, in qualità di responsabile, la necessità di interrompere la raccolta e il trattamento di tali dati, in quanto effettuata in violazione della legge sulla privacy.Il provvedimento veniva impugnato dall’Agenzia delle Entrate e dalla RAI avevano innanzi al Tribunale di Roma, che aveva invece confermato il provvedimento, ritenendolo legittimo. Avverso tale decisione, le parti soccombenti proponevano appello: la Corte d’Appello accolto il gravame, ribaltava la sentenza di prime cure e annullava il provvedimento del Garante. Avverso questa sentenza il Garante proponeva ricorso per Cassazione. La Corte, nella sua sentenza n.11140 del 30 maggio 2016, ha ritenuto assolutamente legittimo il provvedimento del Garante: la sua decisione resta valida ed efficace. La raccolta e il trattamento dei dati personali da parte dell’Agenzia delle Entrate, in qualità di titolare del trattamento, per mano della RAI, responsabile del trattamento, attraverso le comunicazioni dei dati degli acquirenti effettuate dai rivenditori privati di apparecchi radiotelevisivi, è illegittimo per violazione della legge sulla privacy.


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