MISURE DI SOSTEGNO AL REDDITO: la mobilità anche ai dipendenti degli studi professionali


La risposta all’interpello 10/2011 sollevato da Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro e da Confprofessioni interviene sull’orientamento consolidato dei centri per l’impiego che non vogliono iscrivere nelle liste di mobilità i dipendenti degli studi professionali, perchè non licenziati da imprese. La legge 223/91 stabilisce che anche i dipendenti degli studi professionali hanno diritto alla mobilità. L’art. 4 della legge 236/93 indica come destinatari dell’iscrizione nelle liste di mobilità i lavoratori licenziati da imprese, anche artigiane o coop di produzione e lavoro, che occupano anche meno di 15 dipendenti, quando il licenziamento è per giustificato motivo oggettivo riconducibile a riduzione, trasformazione o cessazione dell’attività lavorativa. La sentenza Ue del 16 ottobre 2003 (C-32/02) ha esteso la nozione di datore di lavoro, affermando che la direttiva 98/59/Ce si applica ai licenziamenti collettivi effettuati da qualunque datore, persona fisica o giuridica; è dunque possibile iscrivere nelle liste anche i dipendenti degli studi, licenziati per riduzione di personale, in quanto in linea con la direttiva 98/59. Oltre che essere iscritti alla lista, questi lavoratori potrebbero aver diritto anche all’indennità di mobilità in deroga, se possono vantare un’anzianità aziendale di almeno dodici mesi, di cui almeno sei di effettivo lavoro.


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MISURE DI SOSTEGNO AL REDDITO: la mobilità anche ai dipendenti degli studi professionali


La risposta all’interpello 10/2011 sollevato da Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro e da Confprofessioni interviene sull’orientamento consolidato dei centri per l’impiego che non vogliono iscrivere nelle liste di mobilità i dipendenti degli studi professionali, perchè non licenziati da imprese. La legge 223/91 stabilisce che anche i dipendenti degli studi professionali hanno diritto alla mobilità. L’art. 4 della legge 236/93 indica come destinatari dell’iscrizione nelle liste di mobilità i lavoratori licenziati da imprese, anche artigiane o coop di produzione e lavoro, che occupano anche meno di 15 dipendenti, quando il licenziamento è per giustificato motivo oggettivo riconducibile a riduzione, trasformazione o cessazione dell’attività lavorativa. La sentenza Ue del 16 ottobre 2003 (C-32/02) ha esteso la nozione di datore di lavoro, affermando che la direttiva 98/59/Ce si applica ai licenziamenti collettivi effettuati da qualunque datore, persona fisica o giuridica; è dunque possibile iscrivere nelle liste anche i dipendenti degli studi, licenziati per riduzione di personale, in quanto in linea con la direttiva 98/59. Oltre che essere iscritti alla lista, questi lavoratori potrebbero aver diritto anche all’indennità di mobilità in deroga, se possono vantare un’anzianità aziendale di almeno dodici mesi, di cui almeno sei di effettivo lavoro.


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