MANOVRA ECONOMICA: le misure a carico degli Studi di Settore


La conversione in legge del Dl 98/2011 (manovra economica) interessa anche gli studi di settore. Sono inasprite le sanzioni quando si omette il modello, e si ridefinisce la possibilità di effettuare un accertamento induttivo. Quest’ultimo caso interessa i contribuenti che omettono o indichino erroneamente i dati degli studi di settore, o che indichino cause di esclusione o di inapplicabilità non sussistenti. La nuova norma dispone che l’accertamento è possibile quando il reddito accertato, a seguito della corretta applicazione degli studi, risulta pari o superiore al 10% del reddito d’impresa o di lavoro autonomo dichiarato. Viene abrogata la norma sull’obbligo di giustificare, da parte dell’ufficio, le ragioni che inducono lo stesso a disattendere i risultati degli studi di settore in quanto inadeguati a stimare correttamente i ricavi o i compensi del contribuente. La novità venne introdotta dalla Finanziaria 2007 a tutela dei contribuenti congrui, anche per effetto di adeguamento. La previsione non permetteva l’accertamento analitico-induttivo, basato su presunzioni semplici, quando l’ammontare dei ricavi/compensi non dichiarati risulta inferiore al 40% di quelli riportati in Unico, con il limite di 50mila euro. Con la manovra si abroga il punto che prevedeva, sempre riferendosi ai contribuenti congrui, che se l’ufficio effettuava l’accertamento analitico-induttivo perché superate le soglie indicate, doveva motivare le ragioni che lo inducevano a disattendere i risultati degli studi, in quanto inadeguati a stimare i ricavi o i compensi del contribuente.


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MANOVRA ECONOMICA: le misure a carico degli Studi di Settore


La conversione in legge del Dl 98/2011 (manovra economica) interessa anche gli studi di settore. Sono inasprite le sanzioni quando si omette il modello, e si ridefinisce la possibilità di effettuare un accertamento induttivo. Quest’ultimo caso interessa i contribuenti che omettono o indichino erroneamente i dati degli studi di settore, o che indichino cause di esclusione o di inapplicabilità non sussistenti. La nuova norma dispone che l’accertamento è possibile quando il reddito accertato, a seguito della corretta applicazione degli studi, risulta pari o superiore al 10% del reddito d’impresa o di lavoro autonomo dichiarato. Viene abrogata la norma sull’obbligo di giustificare, da parte dell’ufficio, le ragioni che inducono lo stesso a disattendere i risultati degli studi di settore in quanto inadeguati a stimare correttamente i ricavi o i compensi del contribuente. La novità venne introdotta dalla Finanziaria 2007 a tutela dei contribuenti congrui, anche per effetto di adeguamento. La previsione non permetteva l’accertamento analitico-induttivo, basato su presunzioni semplici, quando l’ammontare dei ricavi/compensi non dichiarati risulta inferiore al 40% di quelli riportati in Unico, con il limite di 50mila euro. Con la manovra si abroga il punto che prevedeva, sempre riferendosi ai contribuenti congrui, che se l’ufficio effettuava l’accertamento analitico-induttivo perché superate le soglie indicate, doveva motivare le ragioni che lo inducevano a disattendere i risultati degli studi, in quanto inadeguati a stimare i ricavi o i compensi del contribuente.


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