Lavoro: stretta sui contratti a progetto

La riforma del mercato del lavoro ha imposto dei controlli rigidi per il contratto a progetto. Il contratto deve avere un obiettivo preciso e la corretta formulazione dell’incarico, pena il rischio di vederlo ricondurre alla forma di lavoro subordinato.
In particolare, per i contratti stipulati dopo il 18 luglio 2012 (data di entrata in vigore della legge 92/2012) la collaborazione coordinata e continuativa, salvo alcune deroghe espresse, deve essere ricondotta esclusivamente a un progetto specifico, la cui realizzazione sia verificabile e non più a un programma di lavoro o fase di esso. Per evitare interpretazioni non consone, il legislatore ha imposto che il progetto non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente. Per cui, l’instaurazione di un contratto a progetto sarà possibile solo per un’attività non ordinaria del committente.


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Lavoro: stretta sui contratti a progetto

Dal 1° marzo il lavoro a progetto sarà bandito per alcune tipologie di attività: le istruzioni agli ispettori, anche INPS e INAIL, nella circolare del Ministero del Lavoro n. 4/2008. Ecco l’elenco: estetiste e parrucchieri, facchini, letturisti di contatori, manutentori, addetti alla consegna di bollette, di giornali, riviste, elenchi telefonici, addetti alle pulizie, addetti alle agenzie ippiche, autisti, autotrasportatori, badanti, babysitter, baristi e camerieri, commessi, addetti alle vendite, custodi e portieri, istruttori di autoscuole, muratori e operai edili, piloti e assistenti di volo, addetti nel settore agricolo, addetti alla segreteria e terminalisti.


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