LAVORO: il part-time lo decide il datore di lavoro


Con la sentenza n. 9769 di ieri, la Corte di Cassazione ha stabilito che il part-time è una scelta discrezionale aziendale, anche se la possibilità di riduzione dell’orario è prevista dal contratto collettivo, e il lavoratore si trovi nelle condizioni indicate come prioritarie. La sentenza chiarisce meglio gli ambiti di competenza dell’imprenditore ed i margini operativi del dipendente. In particolare, al datore spetta in via esclusiva e discrezionale scegliere se l’azienda abbia, o meno, bisogno di prestazioni a tempo parziale e se le richieste avanzate in tal senso dai dipendenti rispondano alle esigenze aziendali. Stabilito che nell’unità produttiva specifica e con riguardo alle mansioni proprie sussiste l’esigenza del tempo parziale, allora la concessione, o la trasformazione del rapporto preesistente non è più discrezionale, ma deve seguire i criteri stabiliti dalla contrattazione collettiva e dagli accordi integrativi aziendali. Se tali accordi non vengono applicati rispettando i principi di correttezza e buona fede, scatta la legittimazione del dipendente (leso), “ad agire per il risarcimento del danno” anche in forma specifica, per ottenere la trasformazione del rapporto.


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Con la sentenza n. 9769 di ieri, la Corte di Cassazione ha stabilito che il part-time è una scelta discrezionale aziendale, anche se la possibilità di riduzione dell’orario è prevista dal contratto collettivo, e il lavoratore si trovi nelle condizioni indicate come prioritarie. La sentenza chiarisce meglio gli ambiti di competenza dell’imprenditore ed i margini operativi del dipendente. In particolare, al datore spetta in via esclusiva e discrezionale scegliere se l’azienda abbia, o meno, bisogno di prestazioni a tempo parziale e se le richieste avanzate in tal senso dai dipendenti rispondano alle esigenze aziendali. Stabilito che nell’unità produttiva specifica e con riguardo alle mansioni proprie sussiste l’esigenza del tempo parziale, allora la concessione, o la trasformazione del rapporto preesistente non è più discrezionale, ma deve seguire i criteri stabiliti dalla contrattazione collettiva e dagli accordi integrativi aziendali. Se tali accordi non vengono applicati rispettando i principi di correttezza e buona fede, scatta la legittimazione del dipendente (leso), “ad agire per il risarcimento del danno” anche in forma specifica, per ottenere la trasformazione del rapporto.


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