LAVORO DOMESTICO: per la Cassazione è lavoro subordinato

Secondo la Cassazione, chiamata in causa dal ricorso di un’immigrata per il riconoscimento del Tfr e di altre indennità economiche derivanti da un rapporto di lavoro subordinato presso una famiglia, lo scambio di prestazioni domestiche fornite da una straniera estranea alla famiglia, in cambio di vitto alloggio e una seppur modesta retribuzione, configura un rapporto di lavoro subordinato con tutti i diritti che ne conseguono. La sentenza, depositata il 20 dicembre 2010 dalla sezione lavoro, contraddice quanto asserito in precedenza dal Tribunale e dalla Corte d’appello che avevano respinto l’istanza della colf accogliendo invece la posizione dei datori di lavoro, che sostenevano di aver preso la donna in famiglia per motivi umanitari e di averle offerto ospitalità e un contributo di 400mila lire al mese in cambio di un aiuto in casa. Il rapporto non è configurabile come “rapporto alla pari” come regolato dalla legge 304 del 1973. Secondo il Supremo collegio le prestazioni fornite dall’immigrata erano quelle tipiche del lavoro domestico.


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