La riforma del lavoro: i punti chiave


Approvata la riforma del lavoro. Il testo è articolato in quattro parti: disposizioni generali, tipologie contrattuali, disciplina in tema di flessibilità in uscita, tutele del lavoratore; ammortizzatori sociali; tutele in costanza di rapporto di lavoro; ulteriori disposizioni. I punti di interesse: misure per contrastare la cd. pratica delle “dimissioni in bianco”; fine degli “stage gratuiti”, le aziende che vogliono ricorrere all’ingaggio di giovani laureati per stage dovranno retribuirli per il lavoro svolto; resta in auge la cassa integrazione ordinaria, limitata quella speciale ai casi di ristrutturazione dell’azienda. L’Aspi sostituirà tutti gli altri ammortizzatori a partire probabilmente dal 2017; incentivato il contratto di lavoro a tempo indeterminato, che dovrà essere il più diffuso: utile al fine il contratto di apprendistato; disincentivato il contratto a tempo determinato: fiscalmente meno vantaggioso per le aziende; dopo tre anni si trasforma in contratto di lavoro a tempo indeterminato; le partite IVA con almeno due tra tali caratteristiche: massimo di 18mila euro di reddito lordo annuo, postazione fissa in ufficio, almeno 8 mesi di lavoro presso la stessa azienda, o un corrispettivo pagato superiore all’80% rispetto a quello dei dipendenti o dei collaboratori, sono trasformate in contratto a tempo indeterminato; modificato il contestato art. 18: il reintegro al posto di lavoro avverrà secondo le caratteristiche del licenziamento senza giusta causa: se per cause discriminatorie, si avrà l’automatica reintegrazione e l’indennizzo economico; se per motivi disciplinari soggettivi ovvero economici, dovrà essere il giudice a stabilire caso per caso il risarcimento o il reintegro. La validità è estesa a tutte le aziende.


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