La Cassazione penale sull’occultamento delle scritture contabili

La Corte di Cassazione – sezione penale – con la sentenza n. 2698 del 23 gennaio 2012, si è espressa in merito all’occultamento delle scritture contabili. Esattamente: l’imprenditore risponde del reato di occultamento delle scritture contabili anche nel caso in cui la contabilità venga ricostruita mediante controlli incrociati con fornitori e clienti. Il caso parte da una verifica della Guardia di Finanza presso un contribuente, da cui emergeva che le scritture contabili, raffrontate con quelle di imprese fornitrici e clienti, presentavano delle differenze tra l’ammontare complessivo imponibile risultante dalle fatture esibite dall’imputato e quello annotato nella contabilità di dette imprese. Per i giudici il contribuente ha commesso reato di occultamento delle scritture contabili. La sentenza ha ribadito il principio di diritto secondo cui: “integra il delitto di distruzione od occultamento di scritture anche l’omessa tenuta della documentazione contabile”; ed ancora “il delitto di distruzione od occultamento di scritture contabili o documenti obbligatori, non richiede, per la sua integrazione, che si verifichi in concreto una impossibilità assoluta di ricostruire il volume d’affari o dei redditi, al fine basta una impossibilità relativa” e, nel caso in specie, si è potuto ricostruire grazie all’esame della documentazione tenuta dalle aziende clienti o fornitrici di quella verificata.


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