IRAP non dovuta dal promotore finanziario sebbene sostenga costi per il personale

La Corte di Cassazione, con sentenza n.20797 del 5 agosto 2017, accoglie il ricorso di un lavoratore autonomo e impone all’amministrazione finanziaria il rimborso IRAP sebbene il promotore finanziario presenti ricavi elevati e costi per i dipendenti pari a 30mila euro. Il caso riguarda un promotore finanziario che si è visto rifiutare, da parte dell’Agenzia delle Entrate, l’istanza di rimborso per l’IRAP versata dal 2007 al 2011. Il contribuente ha fatto ricorso alla CTP di Pisa, che lo ha rigettato, e in seguito appello alla CTR della Toscana, anch’esso rigettato. La Corte, con la sentenza in questione, afferma che la sentenza della CTR “si pone in contrasto con il principio di diritto espresso dalle Sezioni Unite di questa Corte”. La giurisprudenza afferma , infatti che il requisito di autonoma organizzazione quale presupposto impositivo dell’IRAP, ricorre quando: il contribuente sia responsabile dell’organizzazione, e dunque non dipenda da altrui strutture organizzative; il contribuente di doti di beni strumentali eccedenti il minimo necessario all’organizzazione del lavoro e si avvalga di personale che vada oltre le normali mansioni di segreteria o le attività meramente esecutive. La Cassazione accoglie dunque il ricorso del contribuente verificando l’assenza di detti presupposti, in particolare rilevando che i costi del personale afferiscono effettivamente all’impiego di una sola unità con mansioni di segreteria.


Partecipa alla discussione sul forum.