IRAP: la Cassazione si pronuncia ancora in due direzioni diverse

di Redazione

Pubblicato il 7 ottobre 2011



La Cassazione si pronuncia ancora con due decisioni che vanno in direzioni opposte, secondo le quali un legale deve versare l’IRAP, un tassista no. Nell’ordinanza n. 20499/11 la Corte ha sancito l'obbligo all’avvocato di versare l'imposta perché collaboratore di uno studio legale. Nella sentenza n. 20454/11, invece, i giudici non hanno ritenuto che il tassista dovesse versare il tributo in funzione di un lavoro svolto in proprio e con pochi mezzi. La prima ordinanza va in controtendenza rispetto alla tesi della commissione tributaria regionale secondo cui l'inserimento del legale in un contesto già predisposto e la mancanza del requisito dell'abitualità dell'esercizio di un'attività autonomamente strutturata, avrebbe comportato l'insussistenza dell'organizzazione e, quindi, del versamento.  Il ragionamento dei Supremi giudici si è basato sulla circostanza che il professionista senza l'appoggio dello studio non avrebbe potuto realizzare i propri introiti, circostanza questa che già da sola doveva indurre i giudici di merito a ritenere che il reddito prodotto non fosse stato frutto esclusivamente della professionalità del singolo. Nel caso del tassista, l’esclusione dall’IRAP è dovuta al fatto che si tratta di un'attività svolta da un piccolo imprenditore che utilizza beni strumentali minimali e strumentali all'attività, quali il mezzo di trasporto, un computer e un cellulare. Una diversa interpretazione che pone l’accento sul fatto che l’inclusione o esclusione dall’imposta necessita l’esame individuale caso per caso.