IRAP: il professionista ha diritto al rimborso

La sentenza n. 3423 della Corte di Cassazione del 5 marzo 2012 si pronuncia ancora sull’IRAP, ed in particolare riguardo al rimborso dell’imposta al professionista. Il professionista ha diritto al rimborso dell’IRAP se dal modello Unico e dal libro dei beni ammortizzabili risulta che, al di là dello studio e delle apparecchiature informatiche e di telecomunicazione, non si avvale dell’aiuto di dipendenti o collaboratori. Il ricorso in Cassazione era stato proposto da un avvocato che si era vista rifiutata dalla CTR di Roma l’istanza di rimborso dell’IRAP relativa agli anni 2000 – 2003, perché secondo la Commissione “il solo e semplice esercizio dell’attività libero professionale costituirebbe prova della c.d. autonoma organizzazione”. La CTR aveva tratto le sue conclusioni senza guardare i modelli Unico da dove si evinceva l’assenza di organizzazione per inesistenza di dipendenti e collaboratori e l’impiego di beni strumentali di modesta entità. I giudici della Corte hanno dato ragione al professionista ritenendo di non poter condividere la tesi della CTR, visto che il requisito dell’impiego di beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile è identificato con riferimento all’utilizzo di uno studio a ciò esclusivamente dedicato e con l’ausilio di attrezzature probabilmente informatiche e di comunicazione. La considerazione non appare sufficiente a sostenere il diniego: le risorse materiali ed umane autonomamente suscettibili di valore aggiunto non sono quelle identificate dal giudice del merito.


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