IRAP: dopo le sentenze della Cassazione si profila la possibilità del rimborso

Ieri abbiamo detto sulla conclusione data dalla Corte di Cassazione circa l’identificazione del “piccolo imprenditore”, colui che organizza la propria attività con il suo lavoro e quella dei familiari, ai fini IRAP, comprendendo nell’esenzione dall’imposta i soggetti, sia professionisti, artigiani o commercianti, ecc. senza un’autonoma organizzazione. Sinteticamente l’assoggettamento all’IRAP dipende solo ed esclusivamente dalla dotazione di beni messa in campo e dall’utilizzo non saltuario dell’opera di terzi. In attesa che l’Agenzia prenda atto delle parole della Cassazione, e che il legislatore si decida a definire in modo chiaro e definitivo l’area di applicabilità soggettiva dell’imposta le conseguenze sono: per il futuro, la non presentazione della dichiarazione IRAP, tranne nell’ipotesi in cui questa sia necessaria per il recupero degli acconti versati in corso d’anno. A novembre di quest’anno sarà possibile evitare il versamento del secondo acconto; per il passato, la dichiarazione integrativa ovvero istanza di rimborso in base all’articolo 38 del DPR 602/73, nel caso in cui si voglia recuperare le somme pagate negli ultimi anni. In un caso e nell’altro, è possibile che l’organizzazione del contribuente divenga elemento di contenzioso con l’Agenzia delle entrate, solo che il contenzioso non si baserà più sul tipo di attività svolta, bensì sul come l’attività è svolta, con un importante corollario: è chi agisce in giudizio ad avere l’onere della prova, per cui spetta al contribuente in sede di rimborso e all’ufficio in sede di accertamento.


Partecipa alla discussione sul forum.