COSTI BLACK LIST: l’Agenzia delle entrate chiarisce le modalità per la loro deduzione

La circolare dell’Agenzia delle entrate 51/E spiega che non è necessario provare il collegamento del fornitore estero con il mercato locale per poter dedurre i costi derivanti da operazioni effettuate con soggetti localizzati in paesi black list. I chiarimenti di rilievo riguardano le esimenti, cioè le condizioni per poter richiedere la disapplicazione del regime di indeducibilità. Per quanto riguarda la prima esimente dello svolgimento da parte del fornitore estero di un’effettiva attività commerciale, il dubbio riguardava la necessità di dimostrare il radicamento del fornitore estero con il mercato locale di insediamento, come previsto per il regime Cfc. In merito è precisato che il “radicamento previsto ai fini Cfc non costituisce un elemento dirimente ai fini della disapplicazione delle disposizioni in materia di deducibilità dei costi black list, che, in linea di principio, va riconosciuta a seguito della dimostrazione dello svolgimento da parte del fornitore estero di un’effettiva attività commerciale mediante struttura in loco”. Per la seconda esimente, il contribuente può dare prova che le operazioni intercorse con il fornitore estero rispondono a un effettivo interesse economico; secondo la circolare “la sussistenza o meno dell’effettivo interesse economico va effettuata tenendo conto di tutti gli elementi che caratterizzano il caso concreto e non soltanto il prezzo della transazione”.


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