Corte dei conti: la riforma fiscale non ha copertura, occorre tassare beni reali


Allarme della Corte Conti sulla riforma fiscale poiché non sarebbe coperta, mentre, invece, si dovrebbero tassare i beni reali. Niente tagli lineari delle agevolazioni, sarebbero recessivi. La riforma fiscale non ha copertura, anche perché parte delle entrate sono state usate dal decreto di agosto. Bisogna quindi tassare beni personali e reali, evitando i tagli lineari alle agevolazioni che sarebbero recessivi. Tutto ciò, in particolare, secondo quanto affermato dal presidente della Corte dei Conti alla commissione Finanze della Camera, il quale ritiene che il taglio della spesa sociale, così come è prefigurato dal DDL delega di riforma fiscale e assistenziale, sia difficile da percorrere, perché finirebbe per colpire i ceti più deboli e in più avrebbe gli stessi effetti negativi per l’economia del Paese di quelli derivanti da un prelievo fiscale eccessivo e distorto. Viene poi definita inusuale l’estensione della delega dall’ambito fiscale a quello assistenziale che restringe i criteri per l’accesso allo stato sociale. In conclusione, occorre valutare la praticabilità di un intervento di riordino della spesa sociale, espressamente richiamato dal DDL per far fronte alle due esigenze di copertura espresse dalla delega: quella di concorrere alla riforma del sistema tributario e quella di contribuire all’obiettivo di riduzione dell’indebitamento netto.


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Corte dei conti: la riforma fiscale non ha copertura, occorre tassare beni reali


Allarme della Corte Conti sulla riforma fiscale poiché non sarebbe coperta, mentre, invece, si dovrebbero tassare i beni reali. Niente tagli lineari delle agevolazioni, sarebbero recessivi. La riforma fiscale non ha copertura, anche perché parte delle entrate sono state usate dal decreto di agosto. Bisogna quindi tassare beni personali e reali, evitando i tagli lineari alle agevolazioni che sarebbero recessivi. Tutto ciò, in particolare, secondo quanto affermato dal presidente della Corte dei Conti alla commissione Finanze della Camera, il quale ritiene che il taglio della spesa sociale, così come è prefigurato dal DDL delega di riforma fiscale e assistenziale, sia difficile da percorrere, perché finirebbe per colpire i ceti più deboli e in più avrebbe gli stessi effetti negativi per l’economia del Paese di quelli derivanti da un prelievo fiscale eccessivo e distorto. Viene poi definita inusuale l’estensione della delega dall’ambito fiscale a quello assistenziale che restringe i criteri per l’accesso allo stato sociale. In conclusione, occorre valutare la praticabilità di un intervento di riordino della spesa sociale, espressamente richiamato dal DDL per far fronte alle due esigenze di copertura espresse dalla delega: quella di concorrere alla riforma del sistema tributario e quella di contribuire all’obiettivo di riduzione dell’indebitamento netto.


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