CONTRIBUTI PREVIDENZIALI: il concordato fatto dal professionista limita le pretese della Cassa sul maggior reddito

L’adesione al concordato fiscale preventivo biennale da parte di un professionista, e i suoi effetti sulla posizione contributiva sono al centro dalla sentenza 8464/11 della Cassazione, Sezione Lavoro. Il caso riguarda un commercialista che aveva impugnato i comunicati emessi nell’estate del 2004 dalla Cassa professionale. Nei comunicati veniva esposto dall’Istituto di non volersi attenere all’esito dei concordati per quantificare il dovuto degli iscritti. In particolare, il commercialista chiedeva di applicare anche alla Cassa la disposizione (art. 33 legge 326/2003) secondo cui “sul reddito che eccede quello minimo determinato secondo le modalità di cui al comma 4 non sono dovuti contributi previdenziali per la parte eccedente il minimale reddituale”. La Cassa controbatteva rigettando la domanda e riservandosi la possibilità di recuperare i contributi non versati dal ricorrente. Secondo la Corte, “le conseguenze dell’infedele comunicazione derivano dalla legge e, come tali, vincolano anche l’Ente previdenziale”. La controversia si concluderà ora in Appello a Torino che dovrà definire l’esito.


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CONTRIBUTI PREVIDENZIALI: il concordato fatto dal professionista limita le pretese della Cassa sul maggior reddito

L’adesione al concordato fiscale preventivo biennale da parte di un professionista, e i suoi effetti sulla posizione contributiva sono al centro dalla sentenza 8464/11 della Cassazione, Sezione Lavoro. Il caso riguarda un commercialista che aveva impugnato i comunicati emessi nell’estate del 2004 dalla Cassa professionale. Nei comunicati veniva esposto dall’Istituto di non volersi attenere all’esito dei concordati per quantificare il dovuto degli iscritti. In particolare, il commercialista chiedeva di applicare anche alla Cassa la disposizione (art. 33 legge 326/2003) secondo cui “sul reddito che eccede quello minimo determinato secondo le modalità di cui al comma 4 non sono dovuti contributi previdenziali per la parte eccedente il minimale reddituale”. La Cassa controbatteva rigettando la domanda e riservandosi la possibilità di recuperare i contributi non versati dal ricorrente. Secondo la Corte, “le conseguenze dell’infedele comunicazione derivano dalla legge e, come tali, vincolano anche l’Ente previdenziale”. La controversia si concluderà ora in Appello a Torino che dovrà definire l’esito.


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