CONSULTA: i documenti contabili vanno conservati per otto anni


La sentenza della Corte Costituzionale n. 247 depositata ieri, 25 luglio 2011, chiarisce che i documenti contabili vanno conservati per almeno otto anni dopo la presentazione della dichiarazione. La pronuncia fa seguito all’ordinanza di remissione della Ctp di Napoli, la quale aveva posto un problema di incostituzionalità della norma introdotta dal Dl 223/2006 in fatto di raddoppio dei termini di decadenza dell’azione di accertamento ai fini delle imposte sui redditi e Iva in presenza di violazioni che comportano l’obbligo di denuncia in base all’art. 331 del Codice di procedura penale. Secondo la Ctp napoletana l’incostituzionalità emergeva quando la segnalazione di reato per una violazione relativa a un determinato periodo di imposta fosse stata effettuata in una data successiva al termine di decadenza ordinario dell’accertamento per quel medesimo periodo. La Consulta ha invece ritenuto questo raddoppio pienamente legittimo in quanto non si tratta di una riapertura o proroga di termini scaduti né di reviviscenza di poteri di accertamento ormai esauriti, ma di termini fissati direttamente dalla legge senza che all’amministrazione sia riservato alcun margine di discrezionalità per la loro applicazione.


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CONSULTA: i documenti contabili vanno conservati per otto anni


La sentenza della Corte Costituzionale n. 247 depositata ieri, 25 luglio 2011, chiarisce che i documenti contabili vanno conservati per almeno otto anni dopo la presentazione della dichiarazione. La pronuncia fa seguito all’ordinanza di remissione della Ctp di Napoli, la quale aveva posto un problema di incostituzionalità della norma introdotta dal Dl 223/2006 in fatto di raddoppio dei termini di decadenza dell’azione di accertamento ai fini delle imposte sui redditi e Iva in presenza di violazioni che comportano l’obbligo di denuncia in base all’art. 331 del Codice di procedura penale. Secondo la Ctp napoletana l’incostituzionalità emergeva quando la segnalazione di reato per una violazione relativa a un determinato periodo di imposta fosse stata effettuata in una data successiva al termine di decadenza ordinario dell’accertamento per quel medesimo periodo. La Consulta ha invece ritenuto questo raddoppio pienamente legittimo in quanto non si tratta di una riapertura o proroga di termini scaduti né di reviviscenza di poteri di accertamento ormai esauriti, ma di termini fissati direttamente dalla legge senza che all’amministrazione sia riservato alcun margine di discrezionalità per la loro applicazione.


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