COMMISSIONI TRIBUTARIE: la sanzione antitrust è deducibile


La sentenza 78/03/11 della Ctp di Milano asserisce che la sanzione antitrust è un costo deducibile dal reddito d’impresa. Il caso parte dal ricorso presentato da una società contro un accertamento che contestava oneri straordinari indebitamente dedotti dal reddito d’impresa; oneri, appunto, scaturiti da una sanzione comminata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. L’Ufficio si muoveva sulla base della risoluzione 89/01 con cui l’autorità finanziaria affermava che la sanzione antitrust, avendo funzione repressiva e preventiva, non rappresenta un costo deducibile; sulla stessa linea anche le circolari 42/05, 98/E del 17 maggio 2000 e la pronuncia della Cassazione 7071/2000 che ribadiscono l’insussistenza di qualsiasi rapporto funzionale tra il costo imputabile a sanzioni e i ricavi conseguiti a seguito di comportamenti illeciti. Nel ricorso presentato, il contribuente, ha ritenuto che le sanzioni comminate dall’antitrust, al caso specifico, rappresentano una componente negativa del reddito, perché l’intesa restrittiva tra imprese operanti sui mercati del latte, in violazione della legge 287/1990, aveva consentito alle stesse di praticare prezzi di vendita elevati, con conseguente incremento dei profitti e del reddito d’impresa fiscalmente imponibile. Così dicendo la Ctp di Milano annulla l’avviso affermando che la sanzione applicata dall’Autorità garante sia un costo deducibile proprio in relazione al fatto che i maggiori ricavi hanno prodotto un reddito più elevato e quindi maggiori benefici finanziari per l’Erario; le sanzioni sono un costo sostenuto, direttamente correlabile a un ricavo conseguito e quindi deducibile ai sensi dell’articolo 109, comma 5, del Tuir.


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La sentenza 78/03/11 della Ctp di Milano asserisce che la sanzione antitrust è un costo deducibile dal reddito d’impresa. Il caso parte dal ricorso presentato da una società contro un accertamento che contestava oneri straordinari indebitamente dedotti dal reddito d’impresa; oneri, appunto, scaturiti da una sanzione comminata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. L’Ufficio si muoveva sulla base della risoluzione 89/01 con cui l’autorità finanziaria affermava che la sanzione antitrust, avendo funzione repressiva e preventiva, non rappresenta un costo deducibile; sulla stessa linea anche le circolari 42/05, 98/E del 17 maggio 2000 e la pronuncia della Cassazione 7071/2000 che ribadiscono l’insussistenza di qualsiasi rapporto funzionale tra il costo imputabile a sanzioni e i ricavi conseguiti a seguito di comportamenti illeciti. Nel ricorso presentato, il contribuente, ha ritenuto che le sanzioni comminate dall’antitrust, al caso specifico, rappresentano una componente negativa del reddito, perché l’intesa restrittiva tra imprese operanti sui mercati del latte, in violazione della legge 287/1990, aveva consentito alle stesse di praticare prezzi di vendita elevati, con conseguente incremento dei profitti e del reddito d’impresa fiscalmente imponibile. Così dicendo la Ctp di Milano annulla l’avviso affermando che la sanzione applicata dall’Autorità garante sia un costo deducibile proprio in relazione al fatto che i maggiori ricavi hanno prodotto un reddito più elevato e quindi maggiori benefici finanziari per l’Erario; le sanzioni sono un costo sostenuto, direttamente correlabile a un ricavo conseguito e quindi deducibile ai sensi dell’articolo 109, comma 5, del Tuir.


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