COLLEGATO AL LAVORO: la tutela del rapporto a termine


In base al decreto legislativo 368/01 il contratto di lavoro a tempo determinato può essere stipulato solo a fronte di specifiche e concrete esigenze produttive, organizzative, tecniche o sostitutive. In occasione dell’ultima riforma (legge 133/08) il legislatore ha introdotto una norma transitoria che prevede l’applicazione della sola sanzione pecuniaria per i contratti a termine illegittimi stipulati entro il 22 agosto 2008. Questa legge è stata bocciata dalla Corte costituzionale: lo “sbarramento” temporale previsto dalla norma violava infatti il principio di uguaglianza espresso dall’art. 3 della Costituzione. Il c. 5 dell’art. 32 del collegato lavoro, approvato in via definitiva dalla Camera e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, stabilisce che, in caso di accertamento giudiziale dell’illegittimità del termine apposto al contratto, oltre al risarcimento del danno con un’indennità omnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, è prevista la conversione in rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Quindi, dopo l’entrata in vigore del collegato al lavoro, il datore di lavoro potrebbe essere condannato a risarcire il danno nei limiti definiti e a riammettere il lavoratore convertendo il rapporto di lavoro in contratto a tempo indeterminato.


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