Codice terzo settore: divieto distribuzione utili e avanzi di gestione

Il Codice del terzo settore impone agli enti iscritti al Registro un rigoroso vincolo di destinazione del patrimonio. La norma vieta la distribuzione di utili, avanzi di gestione, fondi e riserve a fondatori, associati, lavoratori e collaboratori, amministratori e altri componenti degli organi sociali, anche nel caso di recesso o di ogni altra ipotesi di scioglimento individuale del rapporto associativo. Si vieta anche la distribuzione indiretta di utili e il Codice individua le operazioni che possono essere considerate tali: la corresponsione ai soggetti di cui sopra di compensi individuali non proporzionati al proprio contributo nell’attività dell’ente e comunque superiore a quanto mediamente previsto da enti che operano a parità di condizioni nel medesimo settore; i compensi corrisposti a dipendenti e collaboratori di importo superiore del 40% rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi per le qualifiche ricoperte, a meno che l’ente non sia in grado di provarne le motivazioni legate a particolari esigenze e competenze; l’acquisto di beni e servizi a prezzi superiori al loro valore normale; la cessione di beni e servizi a condizioni più favorevoli di quelle di mercato ad un elenco dettagliato di soggetti che gravitano o possono gravitare attorno all’attività dell’ente; la corresponsione, a meno che non si tratti di banche e intermediari finanziari autorizzati, di interessi passivi, per qualsiasi tipologia di prestito, a tassi superiori di quattro punti al tasso annuo di riferimento.


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