CASSAZIONE: si attenua la presunzione per gli accertamenti bancari

Con la sentenza del 6 ottobre 2010, n. 20735, la Corte di Cassazione chiarisce che negli accertamenti bancari i prelevamenti possono essere riconosciuti quali costi, senza che scatti la presunzione di maggiori ricavi, se il contribuente prova di averli sostenuti. I fatti traggono spunto da indagini finanziarie svolte dalla Guardia di Finanza nei confronti di un contribuente i cui versamenti e prelevamenti venivano considerati maggiori ricavi. La commissione regionale abbatteva l’accertamento riconoscendo una percentuale di costi determinati forfetariamente; l’Agenzia delle entrate ricorreva in Cassazione perché a suo avviso era stata violata la normativa sulle presunzioni conseguenti a indagini finanziarie per la quale anche i prelevamenti, oltre ai versamenti, si considerano ricavi in assenza di giustificazioni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendo non corretto abbattere i ricavi in modo forfetario in quanto l’onere della sussistenza dei costi incombe sul contribuente pena l’applicazione delle previste presunzioni. La prova può soddisfarsi con l’indicazione da parte del contribuente del beneficiario del prelevamento. Anche l’Agenzia (circ. 32/E del 2006) ritiene che non scatti la presunzione se il contribuente indichi l’effettivo beneficiario del prelevamento. Per quanto concerne il riconoscimento dei costi in nero, la sentenza ritiene in via presuntiva che a un ricavo occulto corrisponda un costo anch’esso occulto, senza che venga fornita prova.


Partecipa alla discussione sul forum.