CASSAZIONE: licenziamento per giusta causa

La Cassazione (sentenza n. 22170/2010) si esprime sul caso di licenziamento per giusta causa e sulla proporzionalità fra infrazione e sanzione. In particolare, il giudizio sul licenziamento, ai fini della proporzionalità fra fatto addebitato e recesso, è influenzato da ogni comportamento che, per la sua gravità, faccia venir meno la fiducia del datore di lavoro al punto da fargli ritenere che la continuazione del rapporto possa recare un pregiudizio per gli scopi aziendali, essendo determinante l’influenza che sul rapporto di lavoro sia in grado di esercitare il comportamento del lavoratore quando appaia suscettibile di condizionamento alla correttezza dell’adempimento, e denoti una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi assunti. Il giudice di merito deve valutare la congruità della sanzione espulsiva tenendo conto di ogni aspetto concreto della vicenda processuale, dando un apprezzamento unitario e sistematico della sua gravità rispetto ad un’utile prosecuzione del rapporto di lavoro, assegnandosi a tal fine preminente rilievo alla configurazione che delle mancanze addebitate faccia la contrattazione collettiva, ma pure all’intensità dell’elemento intenzionale, al grado di affidamento richiesto dalle mansioni svolte dal dipendente, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto, alla sua particolare natura e tipologia.


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