CASSAZIONE: lavoro a tempo determinato con causale

La Corte di Cassazione – sentenza n. 6328 del 16 marzo 2010 – entra nel merito del lavoro a tempo determinato per tutelare il lavoratore da un uso indiscriminato del contratto. Per evitare tale rischio il legislatore, con il disposto all’art. 1 del d.lgs. n. 368/2001, ha imposto la trasparenza, la riconoscibilità e la verificabilità della causale assunta a giustificazione del termine, già a partire dal momento della stipulazione del contratto di lavoro. Le ragioni giustificatrici devono essere sufficientemente particolareggiate, in maniera da rendere possibile la conoscenza dell’effettiva portata delle stesse e quindi il relativo controllo di effettività. In presenza di più ragioni legittimanti, è necessario che le parti le indichino tutte nel contratto di lavoro ove non sussista incompatibilità o intrinseca contraddittorietà. Dalla nullità della clausola appositiva del termine non discende la nullità dell’intero contratto ai sensi del comma 1 dell’art. 1419 c.c. bensì la invalidità parziale relativa alla sola clausola e la instaurazione tra le parti di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.


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