Cassazione: è l’Amministrazione finanziaria a dover provare le false fatture


Secondo la sentenza n. 18446, del 26 ottobre 2012, della Corte di Cassazione è l’Amministrazione finanziaria a dover provare, in base ad elementi obiettivi, la supposta falsità della fattura. Avvenuto ciò, l’onere probatorio si sposta in capo al contribuente. Il caso prende spunto da una rettifica delle imposte sui redditi e dell’IVA relativa ad alcuni costi disconosciuti a una società, poiché a parere dell’Ufficio le relative fatture non riportavano gli elementi necessari per accertare l’effettivo servizio reso alla contribuente da altre aziende. Dopo il primo grado di giudizio favorevole alla società verificata, la CTR ribaltava la decisione accogliendo l’appello dell’Agenzia delle Entrate. Secondo la Commissione gravava sulla contribuente l’onere della prova contraria. I giudici di Cassazione si sono riferiti al principio di diritto secondo il quale: “in ipotesi di fatture che l’amministrazione ritenga relative ad operazioni inesistenti, grava su di essa l’onere di provare che le operazioni, oggetto delle fatture, in realtà non sono mai state poste in essere, sicché i costi in esse documentati non possano essere dedotti dal contribuente, né il diritto alla detrazione dell’IVA effettivamente versata possa essere, in concreto, riconosciuto; solo se l’amministrazione fornisca validi elementi per affermare che alcune fatture sono state emesse per di operazioni fittizie, si sposterà sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate”.


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