CASSAZIONE: il giudice di merito deve sempre motivare l’esclusione o meno all’IRAP


L’ordinanza della Cassazione n. 10583 depositata ieri, 17 maggio 2011, stabilisce che il giudice di merito deve sempre motivare l’esclusione o meno all’IRAP.  Il caso parte dall’impugnazione di un imprenditore rispetto al silenzio-rifiuto dell’agenzia delle Entrate sulla richiesta di rimborso Irap. Arrivato in Cassazione i giudici hanno accolto il ricorso del contribuente. In particolare hanno ritenuto che l’accertamento delle motivazioni di esclusione dall’IRAP spetta al giudice di merito che deve con approfondita disamina logica e giuridica spiegare gli elementi da cui trae il proprio convincimento. La Corte ha fatto notare come addirittura per le imprese il requisito della autonoma organizzazione sia intrinseco alla natura stessa dell’attività svolta (art. 2082 del Codice civile) e dunque sussiste sempre il presupposto impositivo idoneo a produrre valore aggiunto prodotto. Se il giudice omette di indicare gli elementi che lo hanno portato a valutare il caso, ricorre un vizio di motivazione della sentenza, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sulla esattezza e sulla logicità del suo ragionamento.


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CASSAZIONE: il giudice di merito deve sempre motivare l’esclusione o meno all’IRAP


L’ordinanza della Cassazione n. 10583 depositata ieri, 17 maggio 2011, stabilisce che il giudice di merito deve sempre motivare l’esclusione o meno all’IRAP.  Il caso parte dall’impugnazione di un imprenditore rispetto al silenzio-rifiuto dell’agenzia delle Entrate sulla richiesta di rimborso Irap. Arrivato in Cassazione i giudici hanno accolto il ricorso del contribuente. In particolare hanno ritenuto che l’accertamento delle motivazioni di esclusione dall’IRAP spetta al giudice di merito che deve con approfondita disamina logica e giuridica spiegare gli elementi da cui trae il proprio convincimento. La Corte ha fatto notare come addirittura per le imprese il requisito della autonoma organizzazione sia intrinseco alla natura stessa dell’attività svolta (art. 2082 del Codice civile) e dunque sussiste sempre il presupposto impositivo idoneo a produrre valore aggiunto prodotto. Se il giudice omette di indicare gli elementi che lo hanno portato a valutare il caso, ricorre un vizio di motivazione della sentenza, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sulla esattezza e sulla logicità del suo ragionamento.


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