Cassazione: domicilio fiscale senza comunicazione vale il vecchio indirizzo

La Corte di Cassazione (sentenza n. 8637 del 30 maggio 2012) afferma che in caso di mancata comunicazione, originaria o successiva, del domicilio fiscale da parte del contribuente, l’Agenzia delle Entrate può notificare gli atti nell’ultimo domicilio noto. Secondo i giudici, “la disciplina delle notificazioni degli atti tributari si fonda sul criterio del domicilio fiscale e sull’onere preventivo del contribuente di indicare all’Ufficio tributario il proprio domicilio fiscale e di tenere detto Ufficio costantemente informato delle eventuali variazioni; il mancato adempimento, originario o successivo, di tale onere di comunicazione legittima l’Ufficio procedente ad eseguire le notifiche comunque nel domicilio fiscale per ultimo noto, eventualmente nella forma semplificata di cui all’art. 60, comma 1 lett. e, d.p.r. 600/1973 (Cass. 1206/09). Inoltre, la notificazione degli avvisi di accertamento tributario a soggetti diversi dalle persone fisiche non si sottrae alla regola generale, enunciata dall’art. 60 d.p.r. 600/1973, secondo cui la notificazione degli avvisi e degli altri atti tributari al contribuente deve essere fatta nel comune dove quest’ultimo ha il domicilio fiscale. In riferimento alla notifica di atti alle società commerciali, il necessario coordinamento di tale disciplina con quella di cui all’art. 195 c.p.c. comporta, peraltro, che, in caso d’impossibilità di eseguire la notificazione presso la sede sociale, criterio sussidiario della notificazione alla persona fisica che la rappresenta è applicabile (con prevalenza sulla previsione di cui alla art. 60, coma 1 lett. e. d.p.r. 600/1973) soltanto se tale persona fisica, oltre ad essere identificata nell’atto, risiede nel comune in cui l’ente ha il suo domicilio fiscale (cfr. Cass. 15856/09, 5483/08 e 3618/06)”.


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