Cassazione: buoni sconto e buoni rimborso concessi al consumatore finale con nota di variazione Iva

di Redazione

Pubblicato il 30 novembre 2015



La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20964 del 16 ottobere 2015, si è espressa riguardo la procedura di variazione in diminuzione dell'imponibile e dell'imposta nel caso di emissione della nota di credito dal cedente in conseguenza degli abbuoni o sconti previsti contrattualmente. In particolare, si è trattato di stabilire se il recupero dell'Iva sia ammesso in relazione agli sconti riconosciuti dal produttore ai consumatori finali per mezzo di buoni sconto e/o buoni rimborso, quand'anche la vendita originaria sia avvenuta direttamente nei confronti del distributore e, quindi, solo indirettamente nei confronti dei consumatori finali. A favore, i giudici hanno richiamato la sentenza della Corte di Giustizia resa nella causa C-317/94 del 24 ottobre 1996: riferendosi ai buoni sconto, "la base imponibile corrisponde al prezzo di vendita praticato dal fabbricante, decurtato dell'importo indicato sul buono e rimborsato. Lo stesso vale se il fabbricante ha originariamente fornito la merce a un grossista anziché direttamente a un dettagliante"; riferendosi ai buono rimborso, "la base imponibile corrisponde al prezzo di vendita praticato dal fabbricante, decurtato dell'importo indicato sul buono e rimborsato. Questo vale anche se il fabbricante ha fornito originariamente la merce a un grossista anziché direttamente a un dettagliante". In sostanza, il produttore che si avvalga della procedura di variazione dovrà verificare: se dalle note di credito gli sconti o i rimborsi concessi ai consumatori finali siano univocamente ricollegabile alle operazioni originarie effettuate dal produttore nei confronti del rivenditore; se la variazione, pari alla somma rimborsata, sia stata imputata proporzionalmente alla base imponibile e all'imposta; se la variazione in diminuzione delle operazioni sia intervenuta entro l'anno di effettuazione delle corrispondenti operazioni originarie.