ACCERTAMENTO: la tempistica a disposizione del contribuente


Non ha molto tempo il contribuente che vuole evitare l’azione di aggressione da parte dell’agente della riscossione in presenza di ricorso e istanza di sospensione dell’atto impugnato. Dal 1° luglio 2011 l’art. 29 della manovra economica dispone: prima che l’atto di accertamento debba contenere l’intimazione ad adempiere, dopo che lo stesso rivesta funzione esecutiva. Il termine ad adempiere gli importi indicati scade entro la fine del periodo utile alla proposizione del ricorso, cioè 60 gg., cui si possono aggiungere 90 gg. in presenza di istanza di accertamento con adesione e 46 gg. della sospensione feriale dei termini. La norma prevede poi, che l’atto divenga esecutivo trascorsi 60 gg. dalla notifica. In questa tempistica si innesca la sospensione dell’atto e l’eventuale aggressione da parte dell’agente della riscossione. Infatti, in presenza di atto di accertamento che condensa anche la funzione esattiva, il contribuente presenterà nello stesso atto ricorso e istanza di sospensione cautelare. Su quest’ultima, la decisione del giudice potrebbe arrivare dopo l’intervento dell’agente della riscossione. Per “aggirare” l’ostacolo, è possibile presentare istanza di rateazione. In merito, la nuova norma stabilisce che non si può più chiedere istanza di rateazione nei termini di scadenza della cartella (60 gg. dalla notifica), ma soltanto dopo che le somme sono state date in carico all’agente della riscossione (art. 29 lett. g).


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