TFR e TFM pari non sono - Diario Quotidiano del 20 Novembre 2020

Nel DQ del 20 Novembre 2020:
NOTIZIA IN EVIDENZA – 1) TFR e TFM pari non sono
2) Credito d’imposta derivante dalla trasformazione di attività per imposte anticipate: arrivato un codice tributo “semi nuovo”
3) Prassi INPS
4) Corrisposto un contributo a fondo perduto di € 1.600,00 ad ogni ASD e SSD che lo richieda entro il 24 novembre 2020
5) Il bilancio degli enti del Terzo settore: ebook gratuito dai Commercialisti nazionali
6) Niente ISA per il 2020: richiesta ufficiale dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro
7) Configurazione e requisiti della stabile organizzazione di società estera
8) Variazione delle modalità di compilazione del modello F24 Accise in caso di pagamenti da effettuare con il codice tributo “5478”
9) Registrazione atti privati: i codici per i tributi ipotecari e catastali

1) TFR e TFM pari non sono

Le quote per il trattamento di fine mandato degli amministratori di società non devono essere accantonate annualmente nella stessa misura di quella prevista per i lavoratori dipendenti.

TFR e TFM: il parere della Cassazione

Diario quotidiano di notizie fiscali aggiornateCome rilevato dalla Corte di cassazione, nell’ordinanza n. 24848 del 6 novembre 2020, é errato assimilare la disciplina civilistica e fiscale del TFR (trattamento di fine rapporto) del lavoratore dipendente in toto con la figura giuridica dell’amministratore societario riguardo al TFM (trattamento di fine mandato).

Intanto i compensi degli amministratori sono disciplinati dall’art. 2389 c.c., mentre, invece, il richiamo all’art. 2120 c.c. non li riguarda,

Non esiste, quindi, nessun obbligo legale che impone di accantonare le quote per il trattamento di fine mandato degli amministratori, in misura pari a quella prevista per i lavoratori dipendenti.

La Corte di cassazione con l’ordinanza n. 24848 del 6 novembre 2020, ha così respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate.

Come osservato dalla Suprema corte, nel caso di specie, la censura mossa dall’Amministrazione finanziaria alla questione é solo frutto di una lettura parziale delle difese proposte dalla società.

Già nel ricorso introduttivo del primo grado del giudizio, e pur riportato anche dall’Amministrazione finanziaria nei passaggi rilevanti del suo ricorso per cassazione, infatti, la società aveva censurato l’operato dell’Agenzia, che “con uno sforzo lessicale notevole tende a richiamare nel rilievo la disciplina civilistica e fiscale del TFR, assimilando in toto la figura giuridica del lavoratore dipendente a quella dell’Amministratore, richiamando l’art. 2120 del C.C. quando invece i compensi degli Amministratori sono disciplinati dall’art. 2389 C.C. … deducono di conseguenza che la somma massima accantonabile sia pari all’ammontare dei compensi ordinari annui diviso per 13,5 alla stregua di un T.F.R. !!!“, e prosegue interrogandosi retoricamente su quale dovrebbe essere, secondo l’Amministrazione finanziaria, la quota accantonabile annualmente per il trattamento di fine mandato degli amministratori qualora la società avesse deciso di non corrispondere loro alcuna retribuzione, ma di riconoscere egualmente loro il TFM, “forse zero diviso 13,5 ???!!!“.

La critica (anche) della pretesa dell’Amministrazione finanziaria dell’esistenza di un obbligo legale di procedere all’accantonamento delle quote per il trattamento di fine mandato degli amministratori, in misura pari a quella prevista per i lavoratori dipendenti, è quindi presente ed intellegibile.

In riferimento alla contestazione proposta in relazione al profilo della violazione di legge, poi, non si rinviene una norma che obblighi le società a provvedere all’ammortamento delle quote del trattamento di fine mandato degli amministratori nelle forme previste per i lavoratori dipendenti. Del resto la tesi sostenuta dall’Amministrazione finanziaria non risulta accolta dalla giurisprudenza di legittimità, che ha già avuto occasione di precisare, condivisibilmente, che “in tema di redditi di impresa, in base al combinato disposto degli artt. 17, comma 1, lett. c), e 105 del D.P.R. n. 917 del 1986, possono essere dedotte in ciascun esercizio, secondo il principio di competenza, le quote accantonate per il trattamento di fine mandato, previsto in favore degli amministratori delle società, purché la previsione di detto trattamento risulti da un atto scritto avente data certa anteriore all’inizio del rapporto, che ne specifichi anche l’importo: in mancanza di tali presupposti trova applicazione il principio di cassa, come disposto dall’art. 95, comma 5, del medesimo D.P.R., che stabilisce la deducibilità dei compensi spettanti agli amministratori delle società nell’esercizio nel quale sono corrisposti“, Cass. sez. V, 19.10.2018, n. 26431.

Approfondisci qui il TFM: Trattamento fine mandato (TFM) amministratori: aspetti…

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