Quando il medico di famiglia paga IRAP - Diario Quotidiano del 18 Novembre 2020

Nel DQ del 18 Novembre 2020:
NOTIZIA IN EVIDENZA – 1) Il medico di famiglia paga l’IRAP, in particolare se utilizza due ambulatori
2) Giurisdizione in materia di imposta di soggiorno devoluta al Giudice tributario
3) Applicabilità del regime agevolativo su bene di interesse storico-artistico sottoposto a vincolo parziale
4) Manovra 2021: Incentivo occupazione giovani per assunzioni nel triennio 2021-2023
5) Manovra 2021: Prorogato l’esonero contributivo per i giovani coltivatori diretti ed imprenditori agricoli
6) Manovra 2021: modificata la disciplina fiscale della tassazione dei ristorni
7) DDL bilancio 2021: approvato in via definitiva dal Governo la manovra 2021
8) La gestione delle assenze del lavoratore per Covid-19
9) Detassazione premio di risultato: decide il datore di lavoro se applicarla o meno
10) Ultimissime sulla disciplina dell’antiriciclaggio & varie

1) Il medico di famiglia paga l’IRAP, in particolare se utilizza due ambulatori

Diario quotidiano di notizie fiscali aggiornateIl medico di base del Servizio Sanitario Nazionale con duplice ambulatorio non sfugge all’IRAP.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 24516 del 4 novembre 2020, a tal fine dalla stessa massima emerge che il medico di base del Servizio Sanitario Nazionale deve pagare l’IRAP in presenza di autonoma organizzazione eccedente quella richiesta il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione.

In tema di IRAP il presupposto dell’autonoma organizzazione ricorre, infatti, quando il contribuente sia il responsabile della stessa e non sia, quindi, inserito in strutture riferite ad altrui responsabilità.

Attraverso tali argomentazioni, suffragate anche da alcune precedenti pronunce (Cass. nn. 1542/2015; 9786/2018), la Suprema Corte ha ritenuto fondato l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate e rinviato la questione alla CTR veneta in diversa composizione.

Nel caso di specie, infatti, la CTR aveva affermato il diritto del medico ad ottenere il rimborso IRAP, per gli anni di imposta oggetto del ricorso, ritenendo l’attività svolta dal contribuente indipendente dall’esistenza sia di una autonoma organizzazione sia di personale dipendente.

Medico di famiglia con due ambulatori ed IRAP: il fatto

La Commissione Tributaria Regionale della Veneto, riformando quella di primo grado, ha dichiarato il diritto del medico di base del Servizio Sanitario Nazionale, ad ottenere il rimborso dell’I.R.A.P. versata negli anni dal 2004 al 2007, ritenendo che l’attività svolta dal contribuente, retribuita in base alle convenzioni con il SSN, fosse indifferente all’esistenza o meno di una autonoma organizzazione o di personale dipendente; e ritenendo, quanto alla tenuta di un duplice ambulatorio, che si trattava di una scelta organizzativa suggerita dallo stesso SSN a vantaggio degli assistiti.

Contro la sentenza ricorre per un unico, articolato motivo, l’Agenzia delle Entrate, deducendo l’assoggettabilità dei medici di base del SSN all’IRAP., in presenza di autonoma organizzazione, eccedente quella normalmente richiesta secondo l’id quod plerumque accidit; e rilevando come nel caso di specie fossero emersi, quali dati oggettivi, la disponibilità di due ambulatori; l’investimento in beni strumentali e retribuzione di collaborazione coordinata e continuativa (anno 2004: beni strumentali euro 6.195,00; compensi a terzi 7.310,00; anno 2005: beni strumentali euro 57.821,00; compensi a terzi 11.315,00; anno 2006: beni strumentali euro 50.227,00; compensi a terzi 14.710,00; anno 2007: beni strumentali euro 40.994,00; compensi a terzi 13.614,00.

La decisione della Cassazione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate.

I giudici di legittimità hanno bocciato la sentenza del giudice di appello regionale poiché in contrasto non solo con la consolidata giurisprudenza che non ha mai escluso a priori l’assoggettabilità dei medici del SSN all’imposizione I.R.A.P. (da ult., Cass., n. 9786/2018; Cass.,1542/2015) ma anche con la comune esperienza che dimostra come in questi casi l’abilità concorrenziale del professionista si spende – a parità di retribuzione unitaria – nell’avvicinarsi il più possibile al “massimale” di assistiti; e che per raggiungere questo obiettivo è indispensabile migliorare non solo le competenze professionali, ma anche la qualità del servizio avvalendosi appunto di accorgimenti organizzativi e/o, altresì, dell’apporto lavorativo – non rileva in che forma acquisito – di terzi.

Anche il dato organizzativo costituito dalla gestione di due studi professionali, liquidato dalla Commissione Tributaria Regionale sulla base del rilievo secondo cui si sarebbe trattato di una scelta in linea con le sollecitazioni dell’ASL, avrebbe dovuto essere considerato nel complessivo quadro indiziario che sarebbe stato onere del contribuente – che ha domandato il…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it