Decreto Agosto e licenziamenti: gestione pratica dell’incentivo all’esodo

Il decreto Agosto ha riscritto la disposizione che sospende i licenziamenti per Giustificato Motivo Oggettivo durante la pandemia COVID-19 fino alla data del 31 dicembre 2020. Esaminiamo il trattamento fiscale e previdenziale delle somme corrisposte per favorire l’incentivo all’esodo.

Decreto Agosto e licenziamenti: premessa generale 

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Occorre ribadire che il comma 3 dell’art. 14 del Decreto Agosto (D.L. n. 104/2020), stabilisce che la sospensione dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo non si applica in presenza di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo: a detti lavoratori è comunque riconosciuto il trattamento di cui all’art. 1 del D.L.vo n. 22/2015 (vi è dunque il riconoscimento della NASpI al lavoratore che recede dal rapporto in una situazione di risoluzione consensuale e si ririene, nel caso di specie, il conseguente onere del datore di lavoro di versare il ticket per il licenziamento).

(Per approfondire…“Il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo tra il DL 18 e il DL 34 del 2020” di Monica Mannai e Danilo Sciuto)


Nota

In buona sostanza l’art. 14 al comma 3 propone una possibile soluzione di cessazione dei rapporti di lavoro ricorrendo agli “accordi collettivi di risoluzione consensuale” ovvero ai “piani di incentivazione all’esodo”


Decreto Agosto e incentivo all’esodo: esame della normativa

L’art. 14 del decreto Agosto, in merito alla cessazione del rapporto con il meccanismo dell’incentivo all’esodo, pone tre condizioni da rispettare ovvero:

1) che sia sottoscritto un accordo collettivo aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative;


Nota

Per organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale si intendono quelle di cui all’art. 51 del D.Lgs. n. 81/2015 (sono escluse le RSA e RSU).


2) che la risoluzione del rapporto sia incentivata;


Nota

Potrebbe trattarsi di incentivo all’esodo incrementabile se il lavoratore manifesti la volontà di risoluzione del rapporto entro una determinata data.

Non sono vincolanti i criteri imposti dalla legge n. 223/1991 per i licenziamenti collettivi (anzianità di servizio, carichi di famiglia e esigenze tecnico-produttive ed organizzative).

Si rammenta che il lavoratore non deve rispettare il periodo di preavviso e pertanto subire la corrispondente trattenuta.


3) gli accordi, sia quello collettivo che quello individuale correlato, devono essere stipulati entro il 31 dicembre 2020.


Nota

Per il perfezionamento dell’accordo collettivo vige il limite temporale del 31 dicembre 2020 (ovviamente l’incentivo all’esodo potrebbe avvenire anche dopo ma per il lavoratore non vi sarebbe il diritto al trattamento NASPI).

In merito all’accordo individuale occorre ribadire che vi è la necessità di riportare, con i singoli dipendenti, i contenuti in un accordo da firmare in “sede protetta” ex artt. 410 o 411 cpc. (sindacati, direzione territoriale competente del lavoro, apposite commissioni ecc.).

L’accordo in sede protetta esonera il lavoratore dall’onere della trasmissione telematica delle dimissioni.


La gestione operativa dell’incentivo all’esodo

Come noto l’‘incentivo all’esodo’’ è costituito da una “somma di denaro” che il datore di lavoro eroga al dipendente allo scopo di indurre il lavoratore ad anticipare la risoluzione del rapporto di lavoro rispetto alla sua naturale scadenza.

Tali somme, per essere considerate tali, non è sufficiente che siano corrisposte in coincidenza con il termine del rapporto di lavoro, ma occorre che risulti che l’erogazione sia finalizzata allo scioglimento del contratto di lavoro (gli incentivi all’esodo non sono utili ai fini del computo del TFR).

 

Natura dell’erogazione e trattamento previdenziale

L’art. 12, comma 4, lettera b), della legge 30 aprile 1969 n. 153, così come modificato dall’art. 6 del Decreto Legislativo 2 settembre 1997, n. 314, esclude dalla base imponibile previdenziale, fra le altre, le somme corrisposte in occasione…

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