Causa di esclusione dall’applicazione del regime forfetario per il non residente - Diario Quotidiano del 17 Settembre 2020

Nel DQ del 17 Settembre 2020:
1) Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale: Legge in Gazzetta Ufficiale
2) IMU: aggiornati i coefficienti per l’anno 2020 dei fabbricati appartenenti al gruppo catastale D
3) Il bonus affitti spetta al professionista anche in caso di sublocazione di una stanza
4) Covid-19: nel calcolo del contributo alle imprese ci vanno anche le somme fuori campo Iva
5) Ritenuta per prestazione estera e Altra prassi di fisco
6) Rapporto sulle entrate tributarie e contributive di gennaio-luglio 2020
7) Tassazione ai fine dell’imposta di registro della dichiarazione di avvalersi della compensazione legale
NOTIZIA IN EVIDENZA – 8) Causa di esclusione dall’applicazione del regime forfetario per il non residente
9) Ok al cumulo del bonus investimenti nel Sud e di quello in beni strumentali

8) Causa di esclusione dall’applicazione del regime forfetario per il non residente

causa esclusione regime forfetario non residenteNon si può avvalere del regime forfetario il soggetto non residente, a meno che non risieda in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto.

(Per approfondire…“IVA: prestazioni rese a non residenti da parte di soggetti in regime forfetario” di Giancarlo Modolo)

Riguardo la causa di esclusione dall’applicazione del regime forfetario nell’ipotesi in cui, nel periodo d’imposta precedente, il soggetto abbia percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati di importo lordo superiore a 30.000 euro, l’Agenzia delle entrare ribadisce nella risposta n. 359 del 16 settembre 2020 che la stessa opera già dal periodo d’imposta 2020 se i contribuenti nel periodo d’imposta 2019 conseguono redditi di lavoro dipendente e/o assimilati in misura superiore a Euro 30.000.

Sotto tale profilo, laddove il reddito lordo percepito dal contribuente superasse tale soglia, si integrerebbe la causa ostativa di cui alla lettera d-ter).

Sul punto, l’Agenzia rileva che il riferimento al periodo d’imposta deve intendersi riferito all’anno solare, secondo quanto disposto dall’articolo 7, comma 1, del TUIR.

Dunque, ove fosse accertata la residenza estera del contribuente, a partire dal periodo d’imposta 2021 non potrebbe accedere al regime agevolativo in esame.

 

Possibilità di rientrare in Italia e aderire al regime dei lavoratori impatriati

Riguardo al secondo quesito, concernente la possibilità, nel presupposto della residenza estera dell’istante, di rientrare in Italia e aderire al regime dei lavoratori impatriati, spiega l’Agenzia delle entrate, affinché il regime disciplinato dall’articolo 16, comma 1, del D.Lgs. 147 del 2015 sia applicabile, devono sussistere due presupposti: il lavoratore non è stato residente in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento e si impegna a risiedervi per almeno due anni; l’attività lavorativa è svolta prevalentemente nel territorio italiano.

In base all’ordinamento interno, ai fini dell’individuazione della residenza, si applica l’articolo 2 del TUIR, secondo cui sono fiscalmente residenti in Italia le persone fisiche che, per almeno 183 giorni (o 184 giorni in caso di anno bisestile), sono iscritte nell’anagrafe nazionale della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile.

Le condizioni appena indicate sono tra loro alternative e la sussistenza anche di una sola di esse è sufficiente a far ritenere che un soggetto sia qualificato, ai fini fiscali, residente in Italia.

Pertanto, tenuto conto della rilevanza del solo dato dell’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, il contribuente, ancora iscritto in tale registro, risulta, per l’ordinamento nazionale, fiscalmente residente in Italia.

Sul punto, tuttavia, rileva la previsione, introdotta dal decreto crescita, secondo cui «I cittadini italiani non iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) rientrati in Italia a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 possono accedere ai benefici fiscali di cui al presente articolo purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi per il periodo di cui al comma 1,lettera a)» (articolo 16 comma 5 ter del decreto legislativo 14 settembre 2015, n.147 come inserito da decreto legge 30 aprile 2019, n. 34.).

In sostanza, la disposizione consente ai soggetti che non risultano iscritti all’AIRE (come l’istante) di comprovare il requisito della residenza all’estero sulla base delle Convenzioni contro le doppie imposizioni.

Nel caso di specie, si fa…

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