Errori di fatturazione: nessuna deroga al divieto di emettere nota credito entro un anno

NEL DQ del 16 Luglio 2020:
1) Sismabonus: interventi di miglioramento affidabili ad altra impresa
NOTIZIA IN EVIDENZA – 2) Errori di fatturazione: nessuna deroga al divieto di emettere nota credito entro un anno dal momento in cui sono compiuti
3) Iva: gestione aree di sosta accessorie allo svolgimento di operazioni doganali
4) Niente Iva ridotta sull’installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici solo ad uso privato
5) Flusso Uniemens – conguaglio Assegni per il nucleo familiare
6) Periodi di lavoro in Germania: chiarimenti INPS
7) Cessione del quinto delle pensioni: aggiornamento tassi per il terzo trimestre 2020
8) Obbligatorio fornire informazioni sulle trattenute sui trattamenti pensionistici
9) Beneficiario effettivo e abuso del diritto alla luce delle sentenze della Corte di Giustizia Ue
10) Covid-19: pubblicato il DPCM 14 luglio 2020 che proroga le misure anti covid
11) Corso Gestori crisi da sovra indebitamento: il Cndcec rende disponibile il conteggio dei crediti formativi
12) E’ on line il rapporto sulle entrate tributarie e contributive di gennaio-maggio 2020

errori di fatturazione2) Errori di fatturazione: nessuna deroga al divieto di emettere nota credito entro un anno dal momento in cui sono compiuti

Gli errori di fatturazione devono essere corretti al più tardi entro un anno dal momento in cui sono compiuti.

Lo evidenzia l’Agenzia delle entrate, con la risposta n. 216 del 14 luglio 2020, secondo cui la somma percepita nel 2011 a titolo di acconto per un progetto di bonifica, assoggettata ad aliquota Iva ordinaria, non potrà scontare l’Iva ridotta in virtù di un aggiornamento, nel 2019, della convenzione fra le parti che ha ridefinito le prestazioni dell’accordo originario.

Stop, dunque, alla nota variazione dell’imposta versata nel 2011 se, nel 2019, una successiva rendicontazione dettagliata evidenzia che i lavori potevano fruire dell’Iva al 10%.

Il caso oggetto di interpello

L’istante ha affermato di aver stipulato nel 2011 una convenzione con un ministero per eseguire un progetto di bonifica ambientale e il potenziamento delle strutture per le acque reflue.

Sull’acconto del 30% l’istante stesso aveva applicato in via prudenziale l’Iva ordinaria, non essendo ancora in grado di stabilire se poteva fruire dell’aliquota ridotta, dal momento che i lavori erano costituiti da varie prestazioni.

Poi, nel 2019, ha stipulato una seconda convenzione con il ministero che, in sostanza, ridefinisce i contenuti di quella precedente.

Alla luce di questo secondo accordo dunque l’istante ha chiesto se sia possibile rettificare l’Iva precedentemente versata, in quanto gli interventi di bonifica dei siti inquinati e le opere di urbanizzazione primaria e secondaria finora realizzati potevano fruire dell’aliquota ridotta pari al 10% (127-septies, Tabella A, parte III, Dpr n. 633/1972).

L’Agenzia ha precisato che l’istante non può effettuare la rettifica in diminuzione dell’imposta sia per mancanza dei presupposti oggettivi sia per decorrenza dei termini.

In particolare, l’articolo 26, commi 2 e 3, del decreto Iva prevede la rettifica dell’Iva nei casi in cui un’operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente alla registrazione, venga meno in tutto o in parte ovvero se ne riduca l’ammontare imponibile “in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose o a seguito di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’articolo 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero di un piano attestato ai sensi dell’articolo 67, terzo comma, lettera d), del medesimo regio decreto n. 267 del 1942, pubblicato nel registro delle imprese o in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente, il cedente del bene o prestatore del servizio ha diritto di portare in detrazione ai sensi dell’articolo 19 l’imposta corrispondente alla variazione, registrandola a norma dell’articolo 25”.

Tale disposizione, specifica il comma 3, si applica anche in caso di rettifica di inesattezze della fatturazione, al più tardi entro un anno dall’operazione imponibile.

Nel caso specifico, la somma percepita nel 2011 è un “anticipo generico pari al 30% del corrispettivo contrattualmente previsto”, come affermato dall’interpellante.

Per tutti i nostri approfondimenti in tema di IVA clicca qui

A cura di Vincenzo D’Andò

Giovedì 16 luglio 2020

 

Per proseguire nella lettura delle altre notizie del Diario Quotidiano, scarica il PDF sul tuo pc!

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it