Ruralità degli immobili ed esenzione da IMU

Facciamo il punto sulla classificazione degli immobili al fine dell’esenzione IMU: in questo articolo analizziamo il caso degli immobili agricoli, puntando il mouse sui fondamentali requisiti del classamento e della ruralità degli immobili.

ruralità immobili esenzione imuAi fini fiscali, il carattere della ruralità, presupposto dell’esenzione dai tributi comunali come l’IMU (o la loro riduzione) per gli immobili strumentali all’attività agricola, è riconosciuto alle costruzioni necessarie allo svolgimento delle attività di cui all’articolo 2135 del Codice civile e, in particolare, a quelle destinate a:

  1. protezione delle piante;
     
  2. conservazione dei prodotti agricoli;
     
  3. custodia delle macchine agricole, degli attrezzi e delle scorte occorrenti per la coltivazione e l’allevamento;
     
  4. allevamento ed al ricovero degli animali;
     
  5. agriturismo, in conformità a quanto previsto dalla L. n. 96/2006;
     
  6. abitazione dei dipendenti esercenti attività agricole nell’azienda a tempo indeterminato o a tempo determinato per un numero annuo di giornate lavorative superiore a cento, assunti in conformità alla normativa vigente in materia di collocamento;
     
  7. persone addette all’attività di alpeggio in zona di montagna;
     
  8. uso di ufficio dell’azienda agricola;
     
  9. manipolazione, trasformazione, conservazione, valorizzazione o commercializzazione dei prodotti agricoli, anche se effettuate da cooperative e loro consorzi di cui all’art., comma 2, del D. Lgs. n. 228/2001;
     
  10. esercizio dell’attività agricola in maso chiuso (9, c.3-bis, del D.L. n. 557 del 30/12/1993 – convertito con Legge n. 133 del 26/02/1994).

In considerazione del fatto che il presupposto impositivo ai fini IMU è il medesimo di quello di ICI, nell’analizzare il carattere di ruralità quale elemento necessario al riconoscimento dell’esenzione (o limitazione) dall’obbligo tributario per i fabbricati strumentali all’attività agricola prenderemo le mosse dalla fattispecie costituita dall’esenzione da ICI per trattare, successivamente, quella da IMU.

 

Il trattamento ai fini ICI

Come noto, i fabbricati rurali strumentali, individuati dall’art. 9 c. 3-bis del DL 557/93, beneficiavano dell’esonero dal prelievo ai fini del previgente tributo comunale.

In relazione a tale regime di esenzione dall’obbligo tributario il tema più dibattuto dai commentatori era se, per ottenere tale beneficio, fosse stato necessario che gli immobili fossero stati classati nella categoria catastale D/10, oppure se l’elemento rilevante fosse l’effettiva attività che veniva svolta da parte del contribuente nell’immobile.

In proposito è interessante esaminare con qualche dettaglio la recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 25936 del 31 ottobre 2017 che, rifacendosi alla sentenza a Sezioni Unite n.18565/09 (e numerose altre che si sono succedute sul tema), si esprime come segue:

“L’orientamento di legittimità così delineato non è scevro da alcuni precedenti di segno contrario (v. Cassazione 16973/15; 10355/15; 14013/12 e talune altre), secondo i quali l’esenzione dall’Ici dovrebbe venire riconosciuta in ragione del solo carattere di ruralità concretamente rivestito dall’immobile (nel senso, ricordato, di strumentalità all’esercizio dell’attività agricola), a prescindere dal suo classamento catastale.

Si tratta però di voci, largamente minoritarie, che si ritiene in questa sede di dover disattendere; segnatamente perché non basate su una revisione critica del problema tale da poter superare quanto già affermato dalla pronuncia delle Sezioni Unite n. 18565 del 21/08/2009”.

Con la citata sentenza la Cassazione afferma, in sostanza, che, per riconoscere la sussistenza dello status di ruralità, è necessario possedere uno specifico classamento in determinate categorie (A/6 e D/10), attribuzione che è conseguente all’esistenza dei requisiti di ruralità:

“Le ragioni condivisibilmente espresse dalle Sezioni Unite con la sentenza testé citata si sostanziano nella considerazione del fatto che la norma di interpretazione autentica di cui al D.L. n. 207 del 2008, art. 23, comma 1 bis, convertito con modificazioni dalla L. n. 14 del 2009 […] ha la funzione di…

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