La mancata apposizione del visto di conformità è una violazione meramente formale - Diario Quotidiano del 4 Marzo 2020

Nel DQ del 4 Marzo 2020:
NOTIZIA IN EVIDENZA – 1) La mancata apposizione del visto di conformità è solo una violazione meramente formale
2) Accertamento bancario senza contraddittorio: l’atto di contestazione del fisco è illegittimo
3) Spese di sponsorizzazione deducibili in toto
4) Occhio ai messaggini conservati nella memoria dei cellulari
5) IMU: requisiti di esenzione per gli enti senza scopo di lucro
6) Notifica di atti processuali oltre i termini
7) Precompilate disponibili dal 5 maggio 2020, invio telematico delle CU 2020 differito al 31 marzo
8) Garante Privacy: via libera alla lotteria degli scontrini
9) Elenco associazioni senza fine di lucro
10) Trattamento Iva della locazione di immobile oggetto di interventi edilizi

mancata apposizione del visto di conformità è solo una violazione meramente formale 1) La mancata apposizione del visto di conformità è solo una violazione meramente formale

La compensazione dei crediti senza l’apposizione del visto di conformità non configura una violazione di omesso versamento.

Peraltro, la fattispecie non ha arrecato alcun pregiudizio per le casse erariali.

E, quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, nell’ordinanza n. 5289 del 26 febbraio 2020, con la quale ha respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate, secondo cui, invece, la violazione in questione non era di tipo “meramente formale”.

L’Ufficio aveva recuperato l’imposta e, contestando l’omesso versamento, applicava la sanzione proporzionale prevista dall’art. 13 del d.lgs. 471/1997 invece che quella fissa, prevista per le violazioni formali.

 

Il fatto: la mancata apposizione del visto di conformità

Con sentenza n. 2151/20/18, depositata in data 15 maggio 2018, la Commissione tributaria regionale della Lombardia, respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza n. 1875/8/17 della Commissione tributaria provinciale di Milano che aveva parzialmente accolto il ricorso di Iniziative I. Spa avverso l’atto di recupero IVA 2009 emesso dall’Agenzia delle Entrate per indebita compensazione di crediti senza dichiarazione di conformità.

In particolare, la CTR confermava la decisione di primo grado ritenendo che nella fattispecie la mancata apposizione del visto di conformità di cui all’art. 10, comma 1, lett. a), n. 7, d.l. n.78 del 2009, costituisse una violazione meramente formale, tale da non equiparare l’operata compensazione di credito IVA in sua violazione ad un omesso versamento, con conseguente applicazione della sanzione dell’art. 8 in luogo di quella dell’art. 13, d.lgs. n.471 del 1997.

Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate deducendo un motivo, mentre la contribuente non si è costituita, restando intimata.

 

La decisione della Corte di Cassazione sulla mancata apposizione del visto di conformità

Considerato che con l’unico motivo di ricorso – ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., l’Agenzia ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 10, comma 1, lett. a), n.7 del d.l. n. 78 del 2009 cod. proc. civ., per avere la CTR ritenuto che la mancata apposizione del visto di conformità di cui all’art.10, comma 1, lett. a), n.7, d.l. n. 78 del 2009, costituisse una violazione meramente formale, tale da non equiparare l’operata compensazione di credito IVA in sua violazione ad un omesso versamento, con conseguente applicazione della sanzione dell’art. 8 in luogo di quella dell’art. 13, d.lgs. n. 471 del 1997.

Ebbene, il mezzo di impugnazione non è fondato.

La normativa prescrive ai contribuenti che intendono utilizzare in compensazione crediti relativi all’imposta sul valore aggiunto per importi superiori a 5.000 euro la richiesta di apposizione, nelle forme previste dalla legge, del visto di conformità.

Nella fattispecie è pacifico che Iniziative I. spa ha portato in compensazione un credito Iva maturato nel 2019 privo di visto di conformità ragion per cui l’Ufficio ha recuperato l’imposta e, contestando l’omesso versamento, ha applicato la sanzione proporzionale prevista dall’art. 13 del d.lvo. 471/1997 invece che quella fissa, prevista perle violazioni formali.

E’ altrettanto incontestata la titolarità da parte del contribuente del credito Iva.

Ciò premesso secondo l’insegnamento di questa Corte dal quale non vi è ragione di discostarsi per configurare una violazione meramente formale occorre <<la contemporanea sussistenza di un duplice presupposto, ovvero che la violazione accertata “non comporti un pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo e, al contempo, non incida sulla determinazione della base imponibile dell’imposta e sul versamento del tributo>> (Cass. n. 27211/2014; 23352/2017, 14158/2018).

Nel caso di specie la mancata apposizione del visto di conformità, oltre…

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