Il trasferimento di immobili provenienti da donazione

In questo contributo affrontiamo il tema della circolazione degli immobili provenienti da donazione, cioè il problema della difficile commerciabilità dei beni che si trovano ad avere questa caratteristica.
Come ci si può comportare nel caso in cui si sia ricevuto in donazione un immobile e ci si trovi nella situazione di dover o voler rivendere o magari ipotecare il bene medesimo? Quali sono le possibili soluzioni all’atteggiamento platealmente ostruzionistico del sistema bancario che notoriamente rifugge dall’assistere con l’erogazione di mutui l’acquisto di un immobile proveniente da donazione?

trasferimento di immobili provenienti da donazioneLa donazione nell’ordinamento italiano

 

Nel nostro ordinamento la donazione, nello specifico il trasferimento di immobili da donazione, in buona sostanza, va considerato alla stregua di un anticipo sulla successione, almeno per quanto riguarda le donazioni fatte a favore degli eredi legittimari (coniuge, discendenti ed ascendenti di primo grado in linea diretta) e tutte le donazioni, tanto quelle fatte a favore dei legittimari quanto quelle fatte a favore di estranei, potrebbero, in linea di principio, ritenersi lesive del diritto alla quota di legittima.

 

La donazione e la riduzione

 

I problemi fondamentali, ai fini della libera circolazione del bene proveniente da donazione sono sostanzialmente due: il primo consiste nel fatto che l’azione spettante ai legittimari che si ritengono lesi nei propri diritti, cioè a quei soggetti che per legge hanno accesso ad una quota di successione che nei fatti non viene loro attribuita, è un’azione che cade in prescrizione nei termini ordinari; quindi solo dopo dieci anni dalla morte del de cuius.

Fino a quel momento non sarà dato sapere se gli aventi diritto riterranno di volerla esercitare o meno.

Quindi tutti gli atti erfezionati in vita, con cui si vuole programmare una certa ripartizione del patrimonio attraverso lo strumento della donazione, sono potenzialmente non definitivi e riducibili.

Tra l’altro nessuno può contare su di un diritto al patrimonio dei propri ascendenti finché questi sono in vita, perché questi possono tranquillamente morire nullatenenti e non lasciare niente a nessuno.

Il diritto dell’erede sussiste quindi solo su ciò che effettivamente rimane alla morte degli ascendenti o del coniuge.

Come detto l’azione di riduzione si prescrive allo scadere dei dieci anni dalla morte della persona che ha fatto la donazione, quindi, se si si è fatta una donazione a uno solo dei figli, o anche a tutti i figli in parti uguali, dunque senza ledere potenzialmente nessuno di loro, non è detto che alla morte del donante non si possa essere realizzata una qualche lesione di legittima, che, pertanto, potrà consentire l’esperimento di un’azione di riduzione nell’arco dei dieci anni successivi.

Da ciò discende che la donazione che vengono fatte in vita, in un certo senso, non sono mai definitive (anche se, ai sensi dell’articolo 800 del Codice civile, salvo casi particolari la donazione non è revocabile), prima di tutto perché il donante potrebbe avere contratto un nuovo matrimonio dopo le donazioni e quindi avere un legittimario sopravvenuto.

 

Ad esempio…

 

Nel caso in cui il matrimonio sia stato contratto il giorno prima della morte, resta pur sempre un coniuge sopravvissuto, il quale avrà pieno titolo nel vantare i propri diritti sull’asse ereditario del de cuius, compresi quelli eventualmente derivanti dall’avere intrapreso un’azione di riduzione.

Può anche verificarsi il caso consistente nell’esistenza di figli sconosciuti: anch’essi si trovano nel pieno diritto alla propria quota di legittima, e quindi in grado di attivare un’azione di riduzione.

 

La commerciabilità degli immobili provenienti da donazione

 

Il problema della commerciabilità del bene di provenienza donativa, e qui si concretizza il secondo dei problemi cui si accennava all’inizio, è tuttavia legato non tanto alla possibilità di un’azione di riduzione quanto alla successiva, e conseguente, possibilità di un’azione di restituzione (cosa diversa dalla riduzione e ad essa strumentale), possibilità che è quella che in questa sede interessa investigare.

Ciò che effettivamente limita la circolazione dei beni provenienti da un atto di donazione non è tanto il fatto che il legittimario possa chiedere indietro al donatario che l’aveva ricevuto il bene oggetto della donazione, quanto il diritto che spetta a chi ritiene di essere stato leso di inseguire il bene in caso di rivendita, ovvero di ottenerne la restituzione.

Da ciò…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it