La sopravvivenza fiscale della società cancellata non ha efficacia retroattiva - Diario Quotidiano del 19 Febbraio 2020

Nel DQ del 19 Febbraio 2020:
1) Valido l’accertamento fiscale statistico se l’imprenditore “cessato” non si è giustificato nel contradditorio
2) Nell’affitto di azienda con l’atto “inscindibile” si cedono anche le rimanenze di magazzino
3) Iva detraibile sulle spese di ristrutturazione del fabbricato ad uso del custode
4) Qualificazione dell’area ai fini ICI
5) Anche l’indennità di previdenza del fondo MEF vuole l’IRPEF
6) La delibera del Comune di modifica del piano urbanistico è esclusa dall’imposta di registro
7) Anche la ONLUS deve pagare l’imposta comunale sugli immobili
NOTIZIA IN EVIDENZA – 8) La sopravvivenza fiscale della società cancellata non ha efficacia retroattiva
9) Agevolazioni per la frequenza di asili nido pubblici e privati: allegazione documentazione di spesa per le domande 2019
10) IMU: prospetto delle aliquote obbligatorio (forse) dal 2021
11) Istituzione dell’imposta sul consumo dei manufatti con singolo impiego (MACSI)
12) Italia-Bulgaria: applicazione della convenzione contro le doppie imposizioni fiscali
13) Codici contratto nel flusso Uniemens: modifiche da marzo 2020
14) Lavoratori marittimi: avvio trasmissione telematica dei certificati medici

15) Taglio cuneo fiscale: meglio definirlo come un credito d’imposta, proposta in audizione parlamentare del CNCL

8) La sopravvivenza fiscale della società cancellata dal Registro delle Imprese non ha efficacia retroattiva

sopravvivenza fiscale della società cancellata non ha efficacia retroattivaSono limitati gli effetti estintivi della cancellazione di società. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 3750 del 14 febbraio 2020, ha precisato che la limitazione degli effetti estintivi della cancellazione di una società dal registro delle imprese, ai fini fiscali e contributivi, introdotta nel 2014, opera su un piano sostanziale, pertanto non è applicabile con effetto retroattivo alle società estinte prima del 13 dicembre 2014.

Secondo quanto disposto da normativa (D.Lgs. 175/2014), l’effetto estintivo della società (di persone o di capitali), qualora derivi da una cancellazione dal Registro delle Imprese disposta su richiesta, sia differito per cinque anni, decorrenti dalla richiesta di cancellazione, con differimento limitato al settore tributario e contributivo («ai soli fini»), nel senso che l’estinzione intervenuta durante tale periodo non fa venir meno la «validità» e l’«efficacia» sia degli atti di liquidazione, di accertamento, di riscossione relativi a tributi e contributi, sanzioni e interessi.

Tuttavia, l’art. 28, comma 4, del D.Lgs. n. 175 del 2014, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell’Amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell’estinzione della società derivanti dall’art. 2495 c.c., comma 2, si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal Registro delle Imprese sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente).

Pertanto, nel caso di specie, lo ius superveniens non si applica alla fattispecie di causa, perché la S.r.l. era stata cancellata dal registro delle imprese, a sua richiesta, sin dal 27.2.2014, con richiesta di cancellazione avanzata, dunque, prima del 13.12.2014.

Assodata l’inapplicabilità, ratione temporis, del comma 4 del D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, alla fattispecie di causa, viene poi evidenziato che per procedere nei confronti dei soci di una società cancellata non basta la mera notifica ad essi dell’avviso di accertamento emesso nei confronti della società medio tempore estintasi, tale circostanza ponendosi solo come “presupposto della proponibilità dell’azione nei confronti dei soci (Cass. S.U. n, 6070 e 6071 del 2013), da esercitarsi con un autonomo e diverso atto impositivo che dia atto della sussistenza dei presupposti legittimanti la responsabilità del socio ex art. 36 D.P.R. n. 600 del 1973 (arg. da Cass. n. 23916 del 2016, secondo cui «in tema di contenzioso tributario, nell’ipotesi di cancellazione della società di capitali dal registro delle imprese, l’Amministrazione finanziaria può agire in via sussidiaria nei confronti dei soci, nei limiti di cui all’art. 2495 c.c., sino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, ma è tenuta a dimostrare i presupposti della loro responsabilità e, cioè che, in concreto, vi sia stata distribuzione dell’attivo e che una quota di quest’ultimo sia stata riscossa, non potendo allegare per la prima volta in appello la circostanza, non dedotta in sede di accertamento, della distribuzione occulta dì utili extracontabili”.

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 3750 del 14 febbraio 2020)

Approfondisci qui: Accertamento fiscale: effetti della cancellazione della società dal registro delle imprese – articolo di Fabio Carrirolo

 

A cura di Vincenzo D’Andò

Mercoledì 19 Febbraio 2020

 

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