Scostamento da studi di settore: se non grave, stop accertamento - Diario Quotidiano del 27 Febbraio 2020

Nel Dq del 27 Febbraio 2020:
NOTIZIA IN EVIDENZA – 1) Scostamento dagli studi di settore: se non è grave, stop all’accertamento fiscale
2) Revisori legali: sanzioni per il mancato assolvimento dell’obbligo formativo: ecco come evitarle
3) Coronavirus: niente cartelle esattoriali ed avvisi fiscali nella zona rossa
4) Sospensione dei termini per l’adempimento degli obblighi tributari per COVID-19: nota del MEF
5) Titoli autorizzatori per gli apparecchi da intrattenimento: chiarimenti
6) Coronavirus, Commercialisti: “Ammortizzatori sociali anche per le aziende fuori dalla zona rossa”
7) Iscrizione al registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale
8) Commercialisti: esecutività delle decisioni del Consiglio di Disciplina Nazionale
9) Al relatore non spettano i crediti formativi se il corso per i gestori della crisi non è accreditato dal Cndcec
10) Nuovi importi per ANF e Assegno maternità concessi dai Comuni
11) INPS: prime misure per arginare il rischio epidemiologico da COVID-19
12) Chiarimenti sulle modalità di recupero sulle prestazioni in corso di pagamento degli indebiti da prestazioni a sostegno del reddito

1) Scostamento da studi di settore: se non è grave, stop all’accertamento fiscale

Scostamento da studi di settore: se non grave, stop accertamentoLo scostamento da studi di settore non è un indice di gravità: è, quindi, nullo l’avviso di accertamento consequenziale.

In particolare, secondo il parere della Corte di cassazione, contenuto nell’ordinanza 24 febbraio 2020, n. 4774, lo scostamento del 20% rispetto agli studi di settore non costituisce una grave incongruenza.

Va, inoltre, tenuto conto della crisi economica del settore che, peraltro, giustifica la situazione economica carente del contribuente.

Ricordiamo che gli studi di settore dal periodo d’imposta 2018 sono stati soppiantati dagli Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale (ISA) che da questo punto di vista nulla hanno mutato, se non peggiorato le presunzioni contro i contribuenti, tranne correttivi di recente approvati.

La Suprema Corte ha, quindi, respinto il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate.

 

Crisi del settore incide sugli studi settore

In primo luogo, è stata fatta una valutazione circa la rilevanza dagli studi di settore. Inoltre si è dato conto della crisi esistente nel settore a causa dell’ingresso dei cinesi nel mercato aereonautico e della circostanza che la società ha un unico cliente e non può andare alla ricerca di compensi più remunerativi.

Ad ulteriore conferma di ciò, la sentenza ha dato atto che nel 2013 si è dovuto procedere ad una riduzione del 50% delle ore lavorative.

 

La motivazione del contribuente non è apparente

Tutte le citate argomentazioni portano necessariamente ad escludere che nel caso di specie si verta in tema di motivazione apparente.

Per quanto concerne la prima questione dello scostamento del 21% rispetto agli studi di settore, la massima Corte si è attenuta ai propri principi che, a più riprese, ha affermato che “la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è “ex lege” determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli “standards” in sè considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente.

 

L’Ufficio deve dimostrare l’applicabilità in concreto dello “standard” prescelto

In tale sede, quest’ultimo ha l’onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli “standards” o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell’atto dì accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello “standard” prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente. – (cfr. Cass. S.U. 26635/2009, Cass. 12558/2010, Cass. 12428/2012, Cass. 23070/2012).

 

Problemi per il contribuente solo se non coopera nel proprio interesse

In tale quadro complessivo è stato, così chiarito che «il tema della “grave incongruenza” appare del tutto assorbito dal procedimento in contraddittorio, potendosi affermare che legittimamente l’Ufficio procede dalla rilevazione dello “scostamento” ed incrementa il significato presuntivo ad esso attribuibile se e nella misura in cui il contribuente, intervenendo in tale istruttoria, non coopera nel proprio interesse adducendo fatti di contrasto che indichino elementi contraddittori ed avversativi rispetto a quelli provenienti da tale modalità di potenziamento del metodo di accertamento analitico-prestintivo» ed ancora che «la nozione di grave incongruenza non può essere posta avendo riguardo in via assoluta a…

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