Redditometro: occorre valutare i redditi conseguiti nei quattro anni precedenti - Diario Quotidiano del 14 Febbraio 2020

Nel DQ del 14 Febbraio 2020:
1) Grazie al regime forfettario, nel corso del 2019 sono state aperte circa 545.700 nuove partite Iva
NOTIZIA IN EVIDENZA – 2) Redditometro: occorre valutare i redditi conseguiti nei quattro anni precedenti
3) Valore doganale: comprende i corrispettivi dei diritti di licenza
4) Le prestazioni del biologo, compreso l’analisi della flora intestinale, sono esenti dall’Iva
5) Fusione societaria “con indebitamento”: disapplicabile la normativa di contrasto alle cd. “bare fiscali”
6) Non rilevano ai fini IVA le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate dagli enti di volontariato fino all’entrata in vigore del Runts
7) Regime speciale per lavoratori impatriati: possibile fruire del bonus per i restanti tre periodi di imposta del quinquennio agevolabile
8) Non detraibile l’Iva sui “max” compensi professionali riconosciuti al professionista
9) Pescatori autonomi: aliquota contributiva per l’anno 2020
10) Lavoro intermittente: istruzioni per la chiamata dei lavoratori dello spettacolo

2) Redditometro: occorre valutare i redditi conseguiti nei quattro anni precedenti

Redditometro basato su incrementi patrimoniali, la presunzione necessita della valutazione dei redditi conseguiti nei quattro anni precedenti.

Redditometro redditi conseguiti nei quattro anni precedentiEnnesima pronuncia della Corte di Cassazione, la quale con l’ordinanza n. 3261 dell’11 febbraio 2020, ha stabilito che in tema di accertamento con metodo cosiddetto sintetico, è legittima l’applicazione dell’art. 38, comma 5, del D.P.R. n. 600 del 1973 (nel testo antecedente alla modifica apportata dall’art. 22 del d.l. n. 78 del 2010, conv. in 1. n. 122 del 2010), il quale reca una presunzione “iuris tantum” di favore per il contribuente, secondo cui la spesa per incrementi patrimoniali rilevata dall’Ufficio si presume sostenuta con redditi conseguiti non solo nell’anno in cui è effettuata, ma già a partire dai quattro anni precedenti, in misura costante, ferma restando, peraltro, la facoltà per il contribuente stesso di provare che il maggior reddito è costituito, in tutto o in parte, da redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (così Cass. n. 3403/2019; in senso analogo v., tra le altre, Cass. n. 6222/2012).

 

Ordinanza della Corte di Cassazione n. 3261 dell’11 febbraio 2020

“L’amministrazione finanziaria non ha poteri discrezionali nella determinazione delle imposte dovute e, di fronte alle nonne tributarie, detta amministrazione ed il contribuente si trovano su un piano di parità, per cui la cosiddetta interpretazione ministeriale (proveniente di solito da uffici centrali dell’Amministrazione finanziaria), sia essa contenuta in circolari o risoluzioni, non vincola né i contribuenti né i giudici, né costituisce fonte di diritto.

Conseguentemente a detti atti ministeriali non si estende il controllo di legittimità esercitato dalla Corte di Cassazione – ex artt. 111 Cost. e 360 c.p.c. – , in quanto essi non sono manifestazione di attività normativa, bensì atti interni della medesima Pubblica Amministrazione destinati ad esercitare una funzione direttiva nei confronti degli uffici dipendenti ma inidonei ad incidere sul rapporto tributario”.

A cura di Vincenzo D’Andò

Venerdì 14 Febbraio 2020

 

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