Le spese per cene aziendali coi dipendenti sono deducibili? - Diario Quotidiano del 10 Dicembre 2019

Nel DQ del 10 Dicembre 2019:
1) Considerazioni di commercialisti ed imprese sulla revisione degli Isa applicabili per il periodo 2019
2) Entro il 16.12.2019 la nomina dell’organo di controllo nelle Srl: basta il sindaco unico, nota della Fondazione CDL
3) Esenti da imposte dirette gli atti di trasferimento su separazione e divorzio tra stranieri
4) Modifiche dei riferimenti all’IFRS: nota della fondazione OIC
5) L’attività internazionale si evolve: nota della Fondazione Commercialisti
6) Consorzio Nazionale Oli Minerali Usati: variazione del Contributo per il 2020
NOTIZIA IN EVIDENZA – 7) Le cene natalizie con i dipendenti si possono dedurre?
8) Niente da fare per la deduzione dell’assegno una tantum

Diario quotidiano di notizie fiscali aggiornate

7) Le spese per cene natalizie aziendali si possono dedurre?

QUESITO: Le spese per cene natalizie con i dipendenti come vanno dedotte?.

Lo spiega l’Agenzia delle Entrate nell’edizione di Fiscoggi.it del 9 dicembre 2019.

Se non è possibile dedurle tra le spese di rappresentanza, si può comunque fruire dello scomputo previsto per le spese di vitto entro la misura del 75% di quanto sostenuto.

 

Difatti, secondo i tecnici dell’Agenzia,

“se prendono parte alla cena esclusivamente i dipendenti dell’azienda non si può parlare di spese di rappresentanza in quanto è del tutto assente il requisito dell’attività promozionale del prodotto aziendale, in base ai principi normativi e di prassi esposti.

In tal caso si tratta quindi di spese agevolabili il cui costo è deducibile nella misura del 75% della spesa sostenuta, come quella relativa alla somministrazione di alimenti e bevande (articolo 109, comma 5 del Tuir) e nel limite del 5 per mille previsto per le spese per prestazioni di lavoro dipendente risultanti dalla dichiarazione dei redditi (articolo 100, comma 1 del Tuir)”.

 

Deduzione delle spese di rappresentanza

L’Agenzia delle Entrate coglie, quindi, l’occasione per riepilogare la situazione che più interessa, ovvero la deduzione delle spese di rappresentanza.

La C.M. 34/2009 ha illustrato le regole che consentono la deducibilità delle spese di rappresentanza (Decreto ministeriale 19 novembre 2008).

Tali spese, in sintesi, sono deducibili nel periodo d’imposta di sostenimento se rispondenti ai requisiti di inerenza e congruità (articolo 108, comma 2, Tuir).

 

L’Agenzia ricorda che secondo la norma

“si considerano inerenti, sempre che effettivamente sostenute e documentate, le spese per erogazioni a titolo gratuito di beni e servizi, effettuate con finalità promozionali o di pubbliche relazioni e il cui sostenimento risponda a criteri di ragionevolezza in funzione dell’obiettivo di generare anche potenzialmente benefici economici per l’impresa ovvero sia coerente con pratiche commerciali di settore.”

 

Tale disposizione collega il requisito di inerenza delle spese alla gratuità e alla specifica destinazione delle stesse che devono assolvere a una finalità promozionale e di consolidamento degli affari dell’impresa.

Riguardo il requisito della congruità, il legislatore ha previsto un limite quantitativo di deducibilità, legato all’ammontare dei “ricavi” conseguiti dall’impresa (plafond di deducibilità).

I paletti di deducibilità sono così fissati (art. 9 del D.lgs. 147/2015):

  • 1,5% dei ricavi fino a 10 milioni di euro
  • 0,6% dei ricavi da 10 a 50 milioni di euro
  • 0,4% dei ricavi per la parte eccedente i 50 milioni di euro.

Le spese eventualmente superiori il predetto limite, dovranno, quindi, essere ripresi dal contribuente, in regime ordinario, con l’apposita variazione in aumento nel Modello Redditi (quadro RF).

 

Pranzi e cene aziendali secondo la Cassazione

dedicibilità cene aziendali dipendentiInfine, l’Agenzia delle Entrate si sofferma sulle ultime decisioni della Corte di Cassazione affermando che, in relazione alle somme utilizzate per i pranzi aziendali in occasione delle feste di Natale e sui requisiti che qualificano le spese di rappresentanza, con la sentenza n. 36827/2018, i giudici di legittimità hanno ravvisato il reato di peculato per i rappresentanti di un ente pubblico che avevano utilizzato un’ingente somma di denaro, di cui avevano il possesso e la disponibilità per via dell’incarico ricoperto, per offrire un pranzo ai dipendenti in occasione delle festività natalizie.

La Suprema corte ha respinto la tesi difensiva secondo la quale l’offerta del pranzo era finalizzata a

“rafforzare i legami tra le varie unità del personale, approvare il nuovo organigramma aziendale e la nuova pianta organica e discutere i futuri obiettivi della mission aziendale”.

 

Dunque, come viene rilevato nel notiziario on line del 9 dicembre 2019,

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