Versamento delle ritenute negli appalti in capo al committente: la novità per il 2020

La Manovra fiscale 2020 introduce un nuovo adempimento in materia di appalti e subappalti: mentre il calcolo delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente rimane in capo al datore di lavoro (appaltatore), il versamento delle stesse ritenute dovrà essere effettuato dal committente. Ma vediamo nel dettaglio cosa ha previsto il Legislatore.

 

Nell’eterna lotta tra legislatore fiscale e contribuenti “poco rigorosi”, l’articolo 4 del Decreto Legge n. 124/2019 ha previsto alcune novità in materia di “Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti ed estensione del regime del reverse charge per il contrasto dell’illecita somministrazione di manodopera”.

In particolare, la Manovra fiscale 2020 interviene ponendo in capo al committente un nuovo e gravoso ruolo: quello di procedere al versamento delle ritenute per i redditi di lavoro dipendente che devono essere applicate a carico dei lavoratori che vengono occupati da appaltatori e subappaltatori.

 

Ritenute lavoratori in appalto: il nuovo ruolo del sostituto d’imposta

 

versamento ritenute appalti dal 2020

A ben vedere, non si tratta di un’estensione della responsabilità solidale negli appalti per quanto riguarda le ritenute, ma di un vero e proprio nuovo adempimento, il cui scopo è quello di scomporre, sulla falsariga di quanto già operato con lo “split payment” ed il “reverse charge” in ambito IVA, le fasi della sostituzione dell’imposta.

Secondo quanto previsto dalla novella legislativa l’applicazione delle ritenute (rivalsa) ricade in capo al proprio datore di lavoro ma il versamento delle ritenute stesse finisce in capo al committente.

 

Versamento ritenute appalti in capo al committente dal 2020

 

Fatte queste premesse vediamo velocemente la procedura ideata dal Legislatore, evidenziando che l’entrata in vigore della disposizione è slittata al 1° gennaio 2020 ossia a dopo la conversione in Legge e che il meccanismo messo in piedi appare alquanto farraginoso, di difficile ed onerosa gestione per tutte le parti in causa e, soprattutto, probabilmente inutile.

 

Ritenute sui lavoratori in appalto e subappalto: come funzioneranno?

 

In buona sostanza, secondo quanto indicato dall’articolo 4 del D.L. n. 124/2019, l’appaltatore e/o i subappaltatori sarebbero tenuti a determinare le imposte che devono essere trattenute a valere sulle buste paga dei propri dipendenti (IRPEF e addizionali regionali e comunali), considerando l’utilizzo dei propri lavoratori in opere e servizi corrisposti a terzi.

Tenendo però presente che il metodo di tassazione sui redditi è progressivo, con ogni probabilità, l’Agenzia delle Entrate dovrà spiegare che la suddivisione dell’imposta avverrà in modo proporzionale, considerando quante sono state le ore lavorate nell’ambito dei vari appalti eseguiti nel periodo.

Pertanto, un unico cedolino paga, un’unica ritenuta d’imposta, ma la necessaria determinazione dell’imposta per ogni singolo appalto.

Non sussistono particolari problemi nel caso in cui il lavoratore sia stato impiegato in un singolo appalto ma i problemi sorgono laddove il lavoratore sia stato impiegato in più appalti nel corso del singolo mese.

 

Ulteriori complicazioni: c/c dedicati e comunicazione di dati personali

 

Ad ulteriore complicazione il legislatore ha previsto che l’appaltatore e/o i subappaltatori sarebbero tenuti, entro i 5 giorni precedenti la scadenza di pagamento dell’imposta a:
 

  • versare l’importo delle ritenute fiscali relative ad ogni singolo dipendente che ha prestato la sua opera sullo specifico cantiere in un apposito conto corrente bancario e/o postale, che dovranno essere pagate da parte del committente stesso in quanto sostituto di imposta;
     
  • comunicare al committente quali sono stati i lavoratori interessati all’appalto con le relative ore, la retribuzione, le ritenute fiscali, anzianità di servizio, inquadramento e contratto applicato (il che potrebbe anche non essere del tutto lecito ai sensi delle norme in materia di tutela dei dati personali).

 

Nella stessa occasione i soggetti in parola avranno la facoltà di richiedere la compensazione del debito d’imposta con i corrispettivi eventualmente maturati, certi ed esigibili, così evitando il versamento delle ritenute al committente.

 

Nel meccanismo escogitato dal legislatore, l’appaltatore e i subappaltatori restano comunque responsabili della determinazione dell’imposta, ma al versamento delle ritenute per i lavoratori impiegati negli appalti dovrà provvedere il committente, il quale, sulla base delle comunicazioni sopra indicate, verserà le imposte per conto di altri tramite dedicato Modello F24.

Più appaltatori e subappaltatori sono coinvolti nell’appalto, più F24 devono essere compilati senza possibilità alcuna di compensare propri crediti.

Il committente successivamente provvederà a comunicare l’avvenuto versamento ad appaltatori e subappaltatori.

 

Tutta questa farraginosa impalcatura di reciproci obblighi potrà stare in piedi se ognuno degli adempimenti previsti si concluderà in modo positivo.

Tuttavia, nel caso in cui una qualunque cosa nella filiera o negli adempimenti non fosse rispettato nei tempi o nella modalità di esecuzione, il committente avrebbe l’obbligo di sospendere il pagamento del corrispettivo e di procedere alla relativa segnalazione all’Agenzia delle Entrate dell’omissione.

Ed oltre a quanto esposto va tenuto nel debito conto che sono interessati alla procedura tutti gli appalti: anche quelli la cui durata si limita a qualche giorno.

 

E come si gestiranno le compensazioni?

 

Ad ulteriore complicazione e moltiplicando la casistica applicativa va tenuto conto del fatto che la procedura appena esaminata non è prevista, ma sul punto si dovrà attendere un apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, nel caso in cui si sia in presenza di soggetti appaltatori e/o subappaltatori che:

  • hanno un’attività da almeno 5 anni o hanno versato negli ultimi 2 anni un importo di ritenute superiore a 2 milioni;
  • non sono soggetti a cartelle di pagamento per oltre 50.000 euro.

 

Sempre rimanendo nell’ambito dei problemi procedurali conseguenti la novella legislativa resta da chiarire come sarà possibile gestire i crediti fiscali da accreditare in busta paga (come il credito degli 80 euro di renziana memoria) o i rimborsi da assistenza fiscale.

Da una prima lettura tali fattispecie sembrerebbero escluse dall’adempimento di versamento dell’imposta, ma resta da comprendere come potranno essere utilizzati in compensazione da parte del datore di lavoro.

 

L’effetto della novità 2020 sul reverse charge degli appalti

 

Illustrato per sommi capi il provvedimento, pare opportuno procedere ad alcune osservazioni: seguendo una filosofia già inaugurata con l’applicazione del meccanismo del “reverse charge”, l’intera procedura, così come illustrata, finisce per ribaltare su committenti e appaltatori il costo dei controlli che dovrebbero essere invece eseguiti da parte dell’Erario.

Inoltre, tutta la procedura corre il rischio di complicarsi, sino all’ingestibilità, nel caso in cui anche un singolo subappaltatore non provvedesse all’adempimento di sua competenza nei tempi e nei modi previsti (tra l’altro assai stringenti).

In questo caso il committente dovrebbe bloccare il versamento dell’intero corrispettivo mettendo a serio repentaglio l’intera filiera con grave danno dei lavoratori coinvolti.

Si potranno poi avere complicazioni gestionali in presenza di lavoratori occupati in più appalti o per appalti della durata di qualche giorno nell’arco del mese e sarebbe altamente consigliabile che i Modelli F24 che devono essere predisposti da parte del committente fossero semplificati.

Esiste in questo momento un numero troppo elevato e disorientante di codici tributo e suddivisioni (anno, Regione, Comune etc.) che complicano l’adempimento.

Inoltre, qualora l’appaltatore o i subappaltatori dovessero versare a favore del committente in ritardo le imposte, quest’ultimo dovrebbe provvedere a versare le ritenute in ritardo calcolando interessi e sanzioni secondo le regole del ravvedimento operoso. Ulteriore pesante onere a carico del committente.

 

Versamento ritenute appalti in capo al committente: esiste una soluzione praticabile?

 

Fermo restando il proposito che il legislatore si è posto con questo astruso complesso normativo che trasferisce obblighi ed adempimenti su soggetti che non dovrebbero, secondo logica, esserne coinvolti, quale potrebbe essere la soluzione?

In primo luogo potrebbe essere opportuno limitare la procedura in parola agli appalti della durata di almeno 1 anno.

L’appaltatore e/o i subappaltatori avrebbero così la possibilità di predisporre e versare le imposte tramite apposito Modello F24 nel cui ambito indicare i soggetti della filiera produttiva (appaltatori e committenti), lasciando all’Agenzia delle Entrate la possibilità di autorizzare i crediti compensabili e di comunicare al committente l’avvenuto versamento.

Inoltre, sarebbe opportuno, dal punto di vista organizzativo, che fosse predisposta una piattaforma ministeriale da utilizzare per il caricamento dei lavoratori e delle ore che sono riferibili al singolo appalto, dando la possibilità di indicare tutte le informazioni necessarie per la predisposizione e la verifica del valore del relativo Modello F24.

In carenza delle citate informazioni e mancando la comunicazione dell’Agenzia delle Entrate relativa all’avvenuto versamento dell’imposta, il committente dovrebbe sospendere il versamento dei corrispettivi, restando, fino al limite dei corrispettivi maturati, responsabile solidale al versamento dell’imposta.

Una soluzione come sopra appena accennata potrebbe essere un utile compromesso alo scopo di ripartire i costi relativi alle operazioni di controllo anche sull’Erario.

Inoltre, dovrebbe essere meditata la possibilità di ricomprendere in tale procedura anche i contributi, in modo da liberare il committente da una serie di verifiche, che, spesso, risultano essere non sufficienti per garantirsi di non essere chiamato in gioco dall’INPS in virtù della responsabilità solidale contributiva.

 

Fermo restando che, sempre se lo scopo delle norme in parola è quello di contribuire all’emersione del cosiddetto “nero”, probabilmente la soluzione più semplice ed efficace potrebbe essere, mantenendo l’obbligo di versamento delle ritenute relative ai dipendenti di appaltatori e subappaltatori in capo ai committenti, l’istituzione di una ritenuta d’acconto calcolata sull’ammontare del costo della manodopera relativa all’appalto (diciamo un 23 per cento, che è poi più o meno, l’ammontare dell’aliquota IRPEF relativa ai dipendenti di un’impresa di costruzioni, salvo gli opportuni aggiustamenti contabili) che il committente verserebbe all’erario, con comunicazione dell’avvenuto adempimento, in tempi ragionevoli, all’appaltatore cui poi starebbe eseguire gli opportuni, eventuali, conguagli relativi ai propri dipendenti che hanno operato sul singolo cantiere (dato, questo, che è certamente noto all’appaltatore).

Perché volere sempre complicare le cose?

 

 

A cura di Massimo Pipino

Mercoledì 13 Novembre 2019

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