Telecamere nascoste sul posto di lavoro: sì della Corte di Strasburgo - Diario Quotidiano del 18 Ottobre 2019

Nel DQ del 18 Ottobre 2019:
1) Salta la proroga al 16 marzo 2020 della rata dei soggetti ISA, precedentemente comunicata dal MEF?
2) Rivalutazione TFR, l’indice ISTAT di settembre é 1,41
3) Al via il reverse charge Iva per gli appalti d’opera
4) Anche se antieconomica, è detraibile l’Iva sulla spesa per servizi infragruppo resi da soggetti esteri
5) Bilanci delle SRL nel triennio 2016-2018: andamento positivo
6) Brexit, raggiunto l’accordo. Sabato il voto del Parlamento britannico
7) E-mail di alert dall’INPS per gli avvisi bonari di artigiani/commercianti
8) Comunicazione delle “chiamate” dei lavoratori intermittenti: chiarimenti
NOTIZIE IN EVIDENZA 9) Dalla Corte di Giustizia UE: Telecamere nascoste sul posto di lavoro: in alcuni casi lecite – Il diritto alla difesa non si tocca
10) Manovra: malumori M5s su stretta partite Iva, si cambi
11) Commercialisti: “La manovra mette nel mirino il lavoro autonomo”
12) Per la conservazione sostitutiva delle note spese estere, quali documenti analogici originali unici, occorre l’intervento del Notaio

Corte di Giustizia Europea

Telecamere nascoste sul posto di lavoro: sono lecite in alcuni casi

Telecamere nascoste sul posto di lavoro? Sì, secondo la Corte di Strasburgo.

A un datore di lavoro è concesso installarle senza avvertire i dipendenti qualora abbia fondati sospetti che lo stiano derubando e che le perdite subite siano ingenti.

La Corte Europea dei diritti umani lo ha stabilito con la sentenza definitiva emessa il 17 ottobre 2019 in cui afferma che l’operazione di videosorveglianza condotta in un supermercato spagnolo non ha violato i diritti alla privacy dei lavoratori, licenziati dopo essere stati filmati mentre rubavano o aiutavano altri a farlo.

 

Il parere della Corte UE sulle telecamere nascoste sul lavoro

Diario quotidiano di CommercialistaTelematicoUn datore di lavoro può installare delle telecamere nascoste senza avvertire i lavoratori qualora abbia fondati sospetti che i dipendenti lo stiano derubando e che le perdite subite siano ingenti.

L’ha stabilito la Corte europea dei diritti umani nella sentenza definitiva emessa ieri (17 ottobre 2019) in cui afferma che l’operazione di video sorveglianza condotta in un supermercato spagnolo non ha violato i diritti alla privacy dei lavoratori, licenziati dopo essere stati filmati mentre rubavano o aiutavano altri a farlo.

La vicenda ebbe inizio nel 2009 quando un manager di un supermercato spagnolo situato in provincia di Barcellona si accorse che i livelli delle scorte in magazzino e quelli del venduto giornaliero non corrispondevano e che in pochi mesi aveva perso circa 82mila euro.

Per scoprire i colpevoli fece allora installare delle telecamere visibili alle uscite del supermercato e alcune nascoste puntate sulle casse. I dipendenti filmati a rubare per loro stessi o per altri furono licenziati, ma fecero causa affermando che con le telecamere nascoste era stata violata la loro privacy.

I tribunali spagnoli gli diedero torto, così come oggi la Grande Camera della Corte di Strasburgo che ha ribaltato il giudizio emesso in primo grado lo scorso anno.

Nella neo sentenza i giudici di Strasburgo affermano che, date tutte le circostanze del caso, non vi è stata alcuna violazione dei diritti dei lavoratori e che l’installazione di telecamere nascoste, senza previo avviso ai dipendenti, era giustificata dai sospetti ben fondati e dalle perdite subite.

Inoltre, nella sentenza si evidenzia che la video sorveglianza è durata solo 10 giorni, che le telecamere erano puntate su un punto specifico “nella zona aperta al pubblico” e che i filmati sono stati visionati solo da un ristretto numero di persone e utilizzati per uno scopo ben determinato.

 

 

***Corte di Giustizia Europea: il diritto alla difesa non si tocca*** 

Le restrizioni sancite dalla normativa nazionale possono essere adottate se intese a tutelare le esigenze di riservatezza o di segreto professionale, nonché la vita privata di terzi.

I contribuenti destinatari di decisioni che incidono sui loro interessi devono essere messi in condizione di manifestare utilmente il loro punto di vista in relazione agli elementi sui quali l’amministrazione intende fondare la sua decisione.

Lo sottolinea la Corte di giustizia Ue, causa C-189/2018, sentenza del 16 Ottobre 2019.

La Corte UE perviene alla conclusione che, in base alla direttiva Iva, il principio del rispetto dei diritti della difesa e l’articolo 47 della Carta devono essere interpretati nel senso che essi non ostano, in linea di principio, a una normativa o a una prassi di uno Stato membro secondo la quale, in occasione di una verifica del diritto a detrazione dell’Iva esercitato da un soggetto passivo, l’Amministrazione finanziaria è vincolata dalle constatazioni di fatto e dalle qualificazioni giuridiche, da essa già effettuate nell’ambito di procedimenti amministrativi connessi avviati nei confronti dei fornitori di tale soggetto passivo, sulle quali si basano le decisioni divenute definitive che accertano l’esistenza di una frode relativa all’Iva…

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