Correzione spesometro: come procedere?

Partendo dai dubbi dei lettori analizziamo come procedere alla correzione dello spesometro (adempimento abolito che genera ancora problemi).
In questo articolo vediamo come correggere lo spesometro partendo dalle segnalazioni di anomalia e come tale correzione influisce sulle dichiarazioni dei redditi ed IVA già presentate

Con l’articolo 1, commi dal 634 al 636 della Legge n. 190/2014 (Legge di bilancio per il 2015), il legislatore fiscale italiano è intervenuto sul tessuto normativo con l’intenzione di favorire non tanto il momento ispettivo/repressivo dell’attività di verifica fiscale quanto l’adempimento spontaneo del contribuente, a fronte di omissioni o irregolarità dichiarative (questo almeno in teoria).

Le modalità operative di questo tipo di attività vengono di volta in volta definite con specifici provvedimenti emanati da parte del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. Tra le varie attività finalizzate all’adempimento spontaneo del contribuente una delle più frequenti è quella conseguente alle comunicazioni di anomalia notificate dall’Agenzia delle Entrate, anomalia risultante dall’incrocio tra i dati dichiarati dal contribuente stesso con quelli comunicati, tramite lo “spesometro”, dai suoi clienti. Nel presente lavoro vedremo, in modo molto schematico ed operativo, quali siano le modalità con cui procedere alla regolarizzazione degli errori, o omissioni, connessi a tale fattispecie.

Con il provvedimento n. 237975 dell’8 ottobre 2018, l’Agenzia delle Entrate ha provveduto alla definizione delle modalità operative di informazione dei contribuenti in merito ai risultati derivanti dal confronto tra i dati da loro comunicati con quelli dei loro clienti soggetti passivi IVA e con quelli relativi al volume d’affari, esposti nell’ambito della dichiarazione IVA. L’obiettivo dichiarato dall’Amministrazione consiste nella valutazione della correttezza delle informazioni in suo possesso. Con la comunicazione di anomalia viene, infatti, data la possibilità al contribuente di fornire elementi, fatti e circostanze in grado di giustificare il presunto scostamento tra le diverse tipologie di dati: solitamente si tratta di informazioni che non emergono e non sono conoscibili dall’Ufficio attraverso la semplice analisi dei modelli dichiarativi.

In caso di conferma di errori ed omissioni, è riconosciuta al contribuente la possibilità di porvi rimedio utilizzando l’istituto del ravvedimento operoso, attraverso:

• la presentazione di una dichiarazione o anche di più dichiarazioni integrative. Ad esempio, si pensi al caso in cui l’errore non finisca per incidere solo sul volume d’affari ai fini IVA, ma comporti anche un più elevato reddito imponibile ai fini delle imposte dirette;
• il versamento della maggiore IVA dovuta, degli interessi e delle sanzioni, in misura ridotta, riportando nell’F24 il codice atto indicato nella comunicazione.

Come sopra accennato la comunicazione di anomalia viene inviata al contribuente in ogni occasione in cui non si verifichi coincidenza tra l’ammontare degli acquisti comunicati in sede di spesometro dai suoi clienti ed il totale delle operazioni attive comunicate dallo stesso verso i soggetti privati ovvero il volume d’affari indicato in sede di dichiarazione IVA. Il legislatore non ha previsto alcuna soglia minima di tolleranza, al di sotto della quale l’avviso non viene inviato. In maniera analoga, non sono previsti meccanismi che evitino l’invio di avvisi nel caso in cui l’incongruenza sia legittima, ad esempio nel caso in cui il cliente non abbia inserito l’acquisto nello spesometro avendo registrato la fattura nell’ambito di una annualità successiva. Stessa situazione si verifica quando siano state comunicate nello spesometro operazioni relative agli anni precedenti o, ancora, nell’ipotesi in cui si tratti di importi esclusi da IVA (si pensi alle spese anticipate in nome e per conto del cliente) che non concorrono alla formazione del volume d’affari.

Il provvedimento direttoriale che si sta commentando prevede che negli avvisi siano contenuti:

• il codice fiscale, la denominazione e il cognome e nome del contribuente;
• il numero identificativo della comunicazione e l’anno d’imposta;
• il codice atto;
• il totale…

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